L’arte del deserto nella pittura di Albino Moro

Una selezione di dipinti e gioielli del pittore di Collelongo in mostra a Casa D’Annunzio a Pescara fino al 7 gennaio
PESCARA. Nel deserto puoi ricordare il tuo nome, trovare la verità. Attraversando più volte il Sahara Albino Moro, abruzzese di Collelongo dall’intelligenza ingegneristica e sincera passione per l’arte, ha trovato un nuovo linguaggio per la sua pittura. Di sacralità, silenzi, colori terrei, nuove e più intense riflessioni ha permeato le sue tele. Di bellezza luminosa e scabra ha permeato i suoi gioielli artistici in oro e argento.
Una selezione di suoi dipinti e gioielli è esposta fino al 7 gennaio a Casa D’Annunzio, in corso Manthonè. “Albino Moro. Da più vicino” è la mostra dedicata alla sua opera a cura di Marina Giordani dello Studio Calcografico Urbino (Pescara). Un raffinato libro antologico, curato dalla stessa Giordani, accompagna l’esposizione ripercorrendo tutti i periodi del lavoro di Moro nell’arte. Con pitture dagli esordi fino alle ultime produzioni scaturite dai suoi tanti viaggi nel deserto, nuovi dipinti e gioielli.
«Si è deciso di porre attenzione ai particolari della sua pittura, che negli ingrandimenti rivela una straordinaria e inattesa potenza, nelle stesure dei colori e delle materie», dice Marina Giordani. «Quella di Albino Moro è pittura delle emozioni», sottolinea la curatrice nella sua introduzione.
Il libro è corredato anche da inserimenti di scritti e poesie di importanti autori scelti (Gibran, Merini, Ungaretti, d’Annunzio, Saint Exupery, Szymborska e altri) per testimoniare il valore etico del lavoro nell’arte, la perseveranza che ogni artista applica nel perseguire i suoi progetti, la bellezza della natura e le emozioni suscitate dai colori e dal deserto. Spicca - nel libro“Albino Moro. Da più vicino” : Collana Segni e Segni dello Studio Calcografico Urbino di Pescara - l’opera inedita della poetessa Anna Maria Farabbi (Premio Montale) “Il filo della carovana e i miei dodici nodi” ispirata al deserto. La poetessa ha scritto anche un testo per l’autore, «Quest’opera si apre», in cui si legge: «Nella geografia dell’opera di Albino Moro scorriamo abitati, ritratti affettuosi, maschere, fiori che si manifestano con fluidità sensuale cromatica, alberi filiformi che in verticali vegetali trovano variazioni di verdi in mirabili rosa radicati negli ocra terragni, fogliami inquieti irrigati di energia smeraldina. Più di questo, respiriamo emozione quando entriamo nel deserto. In una mistica erotica di sabbie intrise, sdraiate e confuse nell’incessante ondulazione del vento, da generare radiazioni di ruggini, iridescenza di rossi, sorgenze di blu, azzurri e celesti, tra i verdi rifratti da pennellate di terra. La porosità e la concretezza del corpo del colore, così ravvicinato, ci narra la passionalità di Albino Moro, la sua sensibilità, la sua percezione drammatica della vibratilità lucente della pelle sabbiosa del deserti. Ori e argenti lavorati si posano come tesori lavorati, doni da indossare, esperienze».
La mostra si può visitare in questo orario 9-19. Info 085 4156912 , 328 9191241.
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