L’arte dell’illusione nelle opere di Sabatini Odoardi

24 Giugno 2022

Tecniche uniche al mondo per “Nel cilindro del dubbio”, nuova personale del maestro pescarese aperta a Forte dei Marmi

PESCARA. La bacchetta “magica”, il cilindro e il fazzoletto bianco del mago illusionista. Una fascinazione che Gino Sabatini Odoardi (Pescara, 1968) porta con sé dall'infanzia e che riemerge prepotente nel suo ultimo poderoso ciclo di lavori “Nel cilindro del dubbio” che va in mostra da oggi al 17 luglio al Forte Leopoldo I di Forte dei Marmi nella personale a lui dedicata, curata da Beatrice Audrito.
Circa 50 opere inedite, oltre la metà dei lavori esposti, in cui l'artista abruzzese indaga formalmente sul concetto di illusione, sui limiti dell’uomo di fronte all’inconoscibilità del mondo. Una riflessione lucida e rigorosa com’è nel suo stile di artista che di questo si nutre e che non si risparmia nella messinscena dell’abisso. La mostra “Nel cilindro del dubbio”, allestita in collaborazione con la galleria Gowen Contemporary di Ginevra, presenta una selezione di opere e installazioni mai prima esposti, in parte ispirate alla novella “Mario e il mago” che lo scrittore tedesco Thomas Mann scrisse nel 1929 durante un soggiorno a Forte dei Marmi. Le opere sono realizzate con la tecnica della termoformatura in polistirene, un processo di derivazione industriale che identifica la ricerca di Sabatini Odoardi, unico artista ad applicare questa tecnica al campo dell’arte con risultati estetico-formali innovativi. Un processo che consente all’artista di isolare oggetti del quotidiano per poi trasformarli in sculture e installazioni complesse dall’equilibrio precario, o di imprimere il segno della grafite nel disegno sostituendo al comune foglio di carta un foglio di polistirene. Segno, disegno, pittura, scultura e installazione si intersecano nella “liturgia visiva” dell'artista, generando cortocircuiti dialettici tra forma e contenuto tesi a forzare i limiti della rappresentazione.
«L'intenzione», dichiara l’artista, «è quella di insinuare il dubbio, rimettere in discussione la realtà, rompere gli equilibri su cui poggia la nostra cultura, scardinando le nostre sicurezze, in un gioco di specchi infiniti, un continuo rimando senza risposta. Su una sorta di edicola laica ho poggiato due arnesi del mestiere del mago, la bacchetta e il fazzoletto bianco», racconta ancora Sabatini Odoardi, docente di plastica ornamentale all'Accademia di belle arti di Frosinone. «Da centinaia di manuali ottocenteschi per maghi e prestigiatori ho prelevato, digitalizzato, rielaborato e stampato con inchiostri speciali e quindi termoformato, i disegni esplicativi di giochi di prestigio dell’epoca, modellandoli su bicchieri su mensola. Quei disegni truccati, plasmati esternamente sui bicchieri ribadiscono l’importanza di questo semplice elemento trasparente che ho sempre identificato come uno spazio partigiano povero entro cui poter convivere senza nessuna forma ideologica. Questo banale spazio di vetro altro non contiene se non il dubbio, il silenzio, il bianco come forma di apertura al possibile. “Nel cilindro del dubbio” tiene insieme tutto questo indagando attraverso la seduzione della forma, la linea di confine tra magia e inganno, toccando incidentalmente il romanzo di Mann e suggerendo rimandi al contesto attuale per poi rientrare nei binari della mia personale liturgia visiva, l’idea della piega, l’increspatura del panneggio come l’unica possibilità per scorgere il baratro del mondo».