L’arte eretica di Gianfranco Ferroni in mostra a Teramo

Foto, quadri e incisioni di un maestro del Novecento da oggi fino al 28 gennaio esposte nelle sale dell’Arca
TERAMO. Al pittore, incisore e fotografo Gianfranco Ferroni, esponente di spicco della Nuova Figurazione, uno dei maggiori artisti italiani del secondo Novecento, protagonista tra gli anni Settanta e Ottanta a Milano del movimento artistico della Metacosa, è dedicata a Teramo la mostra “Gianfranco Ferroni. Eretico allo specchio”, curata da Umberto Palestini con la collaborazione di Adele Ceribelli, figlia di Arialdo Ceribelli, ultimo gallerista, nonché amico, di Ferroni a Bergamo.
L'esposizione, ricca di una trentina di opere di pregio, è ambientata nelle sale de L'Arca (Laboratorio per le arti contemporanee), dove verrà inaugurata oggi 15 dicembre e resterà allestita fino al 28 gennaio.
L'inaugurazione di “Eretico allo specchio” sarà articolata in due momenti. Alle ore 17 nella sala San Carlo del museo archeologico Savini verrà proiettato il film “La notte che si sposta - Gianfranco Ferroni”, un evocativo mediometraggio di Elisabetta Sgarbi (su soggetto di Enrico Ghezzi) presentato alla 59ª Mostra di Venezia nel 2002, l'anno seguente la morte dell'artista toscano (era nato a Livorno nel 1927). La regista ed editrice interverrà all'incontro. Subito dopo la proiezione e la presentazione della mostra ci si sposterà all'Arca per l'apertura delle sale.
Nella retrospettiva allestita a Teramo a 15 anni dalla morte viene proposta una parte significativa dell'opera pittorica, incisoria e fotografica di Ferroni, poeta del silenzio, artista errante ed eretico (Ho Chi-Minh, com’era soprannominato, strappò la tessera del Pci dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956). E artista erotico, come risulta dalla rilettura data da Umberto Palestini. Il curatore, partendo dall'archivio fotografico - circa 1600 fotografie, conservate nel fondo della galleria Ceribelli di Bergamo - ha rivolto infatti alla figura di Ferroni uno sguardo originale e, in sintonia con la riflessione di Antonio Gnoli (curatore nel 2009 della raccolta di scritti di Ferroni “La luce dell'ateo”), ne ha sottolineato un aspetto sinora poco esplorato: la tensione sensuale e passionale, erotica, che ne ha attraversato l'ispirazione e l'opera, l'eterodossa e poetica adesione alla realtà.
L'intuizione critica di Palestini conduce a una figura di Ferroni artista eretico, errante (nato in Toscana ma di formazione lombarda), che è riuscito a far convivere, dentro una matrice esistenziale dolorosa e malinconica, silenzio e passione. Scrive in proposito il curatore: «Guardando attentamente le immagini, emergono la forza vitale della passione, la potenza dell'erotismo, la matrice sovversiva dell'isolamento, lo sguardo dolente concentrato sull'introspezione, la febbrile decifrazione di sé per comprendere, se possibile, la verità racchiusa in ogni esistenza. Un eretico allo specchio, intendendo con questo termine colui che diverge dalle opinioni e dalle ideologie comuni. L'irregolare che rinnega le realtà preconfezionate con lucidità quando scrive: "...l'agognato mondo migliore, sfornato in più riprese, sarebbe bello e pronto: eccezion fatta per coloro i quali, come me, sono ribelli alla regola dei dotti". Gianfranco Ferroni è un eretico che è riuscito a far convivere, dentro una matrice esistenziale dolorosa e malinconica, silenzio e passione. Due elementi non in contraddizione, se Ferroni conclude una sua poesia giovanile, "Se qualcuno conosce cosa", con i versi: "ovunque sia passione / il silenzio è amico"».
Il catalogo edito da Baskerville raccoglie testi critici di Giuliano Briganti, Antonio Gnoli, Giovanni Testori, Paolo Volponi, Federico Zeri, Vittorio Sgarbi, Roberto Tassi, Enrico Ghezzi, Elisabetta Sgarbi, Umberto Palestini. La mostra è stata organizzata dall'associazione culturale Naca Arte con il fondamentale contributo della galleria Ceribelli di Bergamo e il sostegno della Fondazione Tercas di Teramo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA