L’Atalante, torna a navigare il capolavoro di Jean Vigo

15 Gennaio 2018

Nelle sale da oggi il film di culto del regista francese nella versione restaurata dalla Cineteca di Bologna: una storia d’amore resa famosa da Fuori Orario

«Se si esamina il cinema francese degli inizi del sonoro, ci si accorge che tra il 1930 e il 1940 Jean Vigo è stato praticamente solo, con Jean Renoir l’umanista e Abel Gance il visionario», scriveva François Truffaut. Amato e citato anche da altri registi come Bertolucci, Carax, Garrel, Akerman, Kusturica e Gondry, nella sua breve esistenza Jean Vigo (1905-1934) si è affermato come uno dei grandi poeti del cinema, il Rimbaud della settima arte, alla quale ha dato con “L’Atalante” il suo “Bateau ivre”.
Da oggi arriva restaurata nelle sale italiane l’opera integrale di Jean Vigo, distribuita dalla Cineteca di Bologna con il suo progetto “Il cinema ritrovato”: l'immortale “L'Atalante” (anno 1934, durata 89 minuti), l'anarchico “Zero in condotta” (1933, 44’) e i corti “À propos de Nice” (1930, 25’) e “La natation par Jean Taris, champion de France” (1931, 9’). Le quattro pellicole del giovane maestro parigino, morto a 29 anni di tubercolosi, sono state restaurate in 4k nel 2017 nei laboratori L’Immagine Ritrovata e L’Image Retrouvée grazie a Gaumont, con la direzione scientifica di Bernard Eisenschitz. Un lavoro colossale, basato per “L’Atalante” sulle sei copie esistenti, confrontate filologicamente per scoprire che la versione originale era quella conservata al British Film Institute.
Realista ed esteta al tempo stesso, portatore di una visione anarchica e avanguardista, Jean Vigo fu anticipatore delle libertà linguistiche e visive della Nouvelle Vague (e infatti fu amatissimo dai critici e cineasti dei Cahiers), e il suo anticonformismo lo fece incappare nella censura.
Soprattutto per il sovversivo “Zéro de conduite”, che racconta la ribellione di quattro collegiali ai metodi autoritari dei tutori: il che fece bollare il film come anti-patriottico, con conseguente censura fino al 1945.
Nel documentario “À propos de Nice”, primo esempio di cinema verità, il 25enne Vigo offrì un ritratto anti-convenzionale della località balneare, descrivendo borghesia e bassifondi con rapidi scorci ripresi da Boris Kaufman (fratello del regista Dziga Vertov) con una macchina da presa nascosta e poi seguendo la lezione sovietica del montaggio delle attrazioni.
Kaufman fu direttore della fotografia di tutte le pellicole di Vigo, dal documentario sul campione di nuoto Jean Taris a “L’Atalante”.
Del capolavoro del 1934 molti conoscono la scena subacquea diventata sigla del programma di Rai3 “Fuori orario” con Patti Smith che canta “Because the night” di Bruce Springsteen. Nella pellicola che Vigo non fece in tempo a vedere si sente invece gracchiare il grammofono di Père Jules (Michel Simon), il vecchio lupo di mare, tatuato e circondato nella sua cabina di dischi, gatti e ciarpame vario, che conduce la chiatta “L’Atalante”, teatro dell’appassionata storia d’amore tra il marinaio Jean (Jean Dasté), comandante della chiatta, e Juliette (Dita Parlo), figlia di contadini che sogna la vita parigina.
Tanto che, quando la chiatta attracca a Parigi, la ragazza si allontana. La vicenda dei due sposi che si perdono e si ritrovano è una meravigliosa lirica amorosa, che ha momenti di libertà surrealista (quando lui crede di vedere lei sott’acqua) e di documento sociale. Il film ebbe vicissitudini produttive e distributive. Jean Vigo morì prima di poter lavorare all’edizione definitiva del film, che uscì manipolato dalla casa Gffa col titolo “Le chaland qui passe” (La chiatta che passa). Fu un fiasco. Riproposto nel 1940 nella forma e col titolo voluti dall’autore, “L’Atalante” rivelò la luce del capolavoro. Oggi, finalmente, la versione completa.
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