“L'esilio della cultura” , esce il libro a cura di Marco Tornar

18 Giugno 2015

PESCARA. Si svolge oggi alle 18 a Pescara, in via Puccini 85/2, nella sede di Vario , la presentazione del libro “L'esilio della cultura” (2015, p. 56) che, per le lodevoli cure di Claudio Carella...

PESCARA. Si svolge oggi alle 18 a Pescara, in via Puccini 85/2, nella sede di Vario , la presentazione del libro “L'esilio della cultura” (2015, p. 56) che, per le lodevoli cure di Claudio Carella nonchè della redazione di Vario, vede la luce postumo rispetto al curatore Marco Tornar, prematuramente scomparso. Marco teneva molto a questo libro, al tema che gli dà il titolo: l'esilio della cultura, l'emarginazione di fatti ed eventi ancora ascrivibili a una dignitosa dimensione culturale; l'espropriazione del suo spazio vitale ad opera di occupanti abusivi, primi tra tutti i media, che rovesciando in singolar perversione l'aforisma mcluhaniano, da mezzo hanno preteso di farsi contenuto.

Erano temi che appassionavano il poeta pescarese e sui quali aveva registrato una vasta adesione da parte di color cui si era rivolto per i contributi di cui è composto il libro: nomi come Cardini, Ceni, Ciocca, D'Alessandro, D'Alonzo, De Amicis, de Turris, Di Vincenzo, D'Orazio, Giancarli, Graziani, Lando, Livorni, Lupo Timini, Macellari, Maresca, Moretti, Mussapi, Naglia, Pamio, Sabatini Odoardi, Smitran, Spedicato Iengo, Tabellione, Ventura, Visca: 26 contributi, oltre quello di Tornar stesso, di scrittori, poeti saggisti, storici, critici, giornalisti, sociologi, registi, docenti, musicisti, editori, tutti sensibili al suo richiamo, tale era la passione che metteva nei suoi progetti, sino a una forse troppo intensa partecipazione emotiva personale, quale traspare dalle sue prese di posizione, dal suo polemico e infiammato schierarsi contro una sottocultura infestante e impestante. Ne deriva, in questo snello volume, una silloge varia d'interventi sullo stato della cultura in Italia da angolazioni multidisciplinari, in base all'esperienza dei vari contributori. Essa si condensa negli interventi, che consistono a volte in un solo aforistico rigo, altre in microsaggi; talché “La cultura in esilio” si presta anche ad essere letta come una mappatura, non solo abruzzese, delle voci attive sul tema. Particolarità: nella pagina che segue la prefazione di Carella, Marco aveva voluto l'icona ravennate della tomba di Dante, cui aveva intitolato il suo intervento: “Le ceneri di Dante”. Ceneri inquiete, a suo dire,«che gridano vendetta». Per lui non era quella del padre Dante un'urna confortata di pianto, ma intristita da una cosciente, spietata resezione della radici vitali dell'italianità; dal rifiuto del lascito dei grandi del passato; dall'eclisse della grande luce che produssero, senza la quale – scrive – «c'è il buio del cosmo». (g.d’a.)

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