L’europa di Marianacci seduta al Caffè Hungaria

5 Dicembre 2014

Il romanzo dello scrittore abruzzese a Budapest nel ricordo della rivolta anti-comunista del 1956

PESCARA. Nel 1956 la rivoluzione ungherese contro il comunismo rappresentò uno dei momenti più drammatici della storia europea, ma anche uno dei primi esempi di presa di coscienza dei popoli europei contro le dittature dell'est. A quell'evento Dante Marianacci, poeta e scrittore abruzzese, ha voluto dedicare un romanzo, “Caffè Hungaria” (Noubs, 15 euro, 173 pagine).

Protagonista della vicenda è Edoardo, giornalista affermato, che ritorna a Budapest, patria della sua nonna materna che in quella città aveva posseduto un appartamento. In giro per il mondo da una vita, Edoardo rappresenta un esempio di giornalista onesto, sempre in prima fila nelle sue inchieste, disposto a rischiare innanzitutto sulla propria pelle. La vicenda si svolge nel cinquantesimo anniversario della rivoluzione ungherese del '56, e prende avvio da una foto scattata il giorno in cui ebbe inizio la rivoluzione, e nella quale si riconosce Gabriella, che Edoardo ha intenzione di intervistare.

Da quella visione parte il resoconto delle vicende della rivoluzione, di come Gabriella vide fallire il grande sogno di un'Ungheria libera e democratica e di come riparò insieme a tanti altri a Vienna, per poi stabilirsi a Parigi. L'incontro con Gabriella dà avvio per Edoardo ad una serie di indagini sulla rivoluzione ungherese, aiutato in queste anche dalla sua nuova compagna, Clara. Un amore quello per Clara in cui il protagonista proietta la sua aspirazione ad una nuova vita di desiderio e appagamento. Fino a che un sogno, ricorrente, un incubo, che lo vede alle prese con un generale ungherese all'epoca della rivoluzione, non costringe il giornalista a fare i conti con i fantasmi del passato e del presente.

Così la storia di Edoardo si mescola con quella dei protagonisti della rivoluzione, ma anche con altre situazioni, alcune legate all'ambito culturale, cosa che consente a Marianacci di citare Joyce, o piccole chicche come il numero degli scalini di alcuni dei monumenti più importanti d'Europa, ed altre curiosità del genere.

Il romanzo, tuttavia, è anche una lunga esplorazione dei pensieri del protagonista, Edoardo, riportati sì in terza persona, ma profondi e intensi come una sorta di monologo interiore, o addirittura di flusso di coscienza, ispirati non caso a quelli di Joyce. Un romanzo dunque tra vicende individuali e tragedie collettive e storiche, ma anche contemporanee. Un romanzo che mostra ancora una volta la potenza della letteratura, alla quale Marianacci prende a piene mani citando opere, autori e situazioni, e creando quasi dei parallelismi tra la storia di Edoardo, la storia che il giornalista si accinge a raccontare e la storia stessa del romanzo.

Marco Tabellione

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