L’hard rock anni ’70 di Pino Scotto

Il frontman dei Vanadium: «La musica impegnata è messa male»
CHIETI. Si annuncia come una serata di rock bello tosto quella in programma oggi alle 21 allo Stammtisch Tavern di Chieti Scalo: nel locale di viale Unità d’Italia 645 si esibisce Pino Scotto, napoletano trapiantato a Milano, che sta girando l’Italia per promuovere il suo ultimo disco, “Eye for an Eye”.
Combattivo e giovanile a dispetto dei 70 anni che compirà tra qualche mese, Scotto si presenta sul palco vivace e arrabbiato come agli inizi della sua carriera di cantante. A fine anni ’70, quando lavorava come operaio in fabbrica («Ci sono stato 35 anni!», ci tiene a sottolineare) ha inciso il primo 45 giri. È stato poi il frontman dei Vanadium, heavy rock band di rilievo della scena italiana, con cui ha realizzato otto album e girato la Penisola.
«Mi sono sempre considerato una persona libera», dice Scotto, «ho scritto canzoni in italiano in inglese, ho contaminato il rock’n’roll con vari generi, ho sperimentato e cantato con tanti artisti italiani: adesso mi è tornata la voglia di hard rock anni ’70, e devo dire che sta andando anche abbastanza bene, se è stato votato come miglior disco hard rock del 2018». La libertà di sconfinare in altri ambiti musicali e la sfida della contaminazione ha sempre caratterizzato la carriera di Scotto: «Tra i miei album ce n’è anche uno in cui ho riarrangiato in chiave rock pezzi di Celentano, Tenco, Rascel o Battiato», ricorda il cantante, «è stato un modo per rivalutare chi, pur facendo un genere diverso dal mio, scriveva testi che in realtà si esponevano, e quindi per certi versi è stata una forma di protesta verso chi scrive senza esporsi, perché credo che la musica debba avere anche una funzione politica e sociale: questa è una cosa che non si fa più da anni».
La maggior parte delle cose che oggi vanno per la maggiore non suscitano l’entusiasmo di Scotto: «La musica attuale? È messa malissimo!», afferma senza mezzi termini, «il cantautorato è sparito, e adesso c’è qualcuno che vorrebbe fare qualcosa di simile chiamandola indie, ma fa solo del pop banale. Io insisto, mi espongo e scrivo testi che hanno una valenza sociale, politica, e non faccio mistero del mio impegno: mi riconosco nel Movimento 5 Stelle», aggiunge, «che per me oggi rappresenta la vera sinistra, anche se purtroppo ha dovuto fare un accordo di governo con la Lega: non mi riconosco in questa alleanza, perché siamo come l’acqua e il fuoco, ma purtroppo bisogna dare un colpo al cerchio e uno alla botte». “Eye on eye”, l’ultimo disco di Scotto che viene presentato allo Scalo, finora è stato portato in giro con una quarantina di date. È stato inciso con la sua band originaria, composta da Steve Angarthal, Dario Bucca e Marco Di Salvia, ma al Stammtisch verrà con un gruppo rinnovato, composto da Steve Volta alla chitarra, Alessandro Mori alla batteria e Davor Juric al basso. L’ingresso è libero con consumazione obbligatoria 5 euro; info: 0871577171 o il 3518212006 (anche Whatsapp).
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