“L’occhio melanconico nell’arte” artisti e critici a confronto

27 Marzo 2015

CHIETI. Lo sguardo pensoso e sottilmente venato di malinconia della donna ritratta nel '700 dalla pittrice svizzera Angelica Kauffmann darà il “la” alla conferenza di questo pomeriggio, ore 17 sala...

CHIETI. Lo sguardo pensoso e sottilmente venato di malinconia della donna ritratta nel '700 dalla pittrice svizzera Angelica Kauffmann darà il “la” alla conferenza di questo pomeriggio, ore 17 sala Capozucco a Palazzo de’ Mayo a Chieti (entrata in Largo Martiri della Libertà, ingresso fino a esaurimento posti, info 0871330344 ) organizzata dall'associazione culturale Trifoglio per l'avvio del ciclo di appuntamenti “I sensi nell’arte”.

“L’occhio melanconico nell’arte” è il tema al centro della serata a cura di Marcello Rapinese, oculista e ricercatore dell’università d’Annunzio di Chieti. Previsto anche un intervento del pittore Gigino Falconi con proiezione di immagini di sue opere. Rapinese punterà ad illustrare come e quanto la “melanconia” abbia influenzato e influenzi ancora oggi le arti visive, prima fra tutte la pittura. Il breve excursus partirà dall’analisi fisiognomica di alcuni personaggi storici e letterari dal Quattrocento ai nostri giorni seguendo il fil rouge contenuto nel versetto di Ippolito Pindemonte “melanconia ninfa gentile”. Ovvero, spiega il curatore dell'incontro, «soggetti rappresentanti quello sguardo melanconico di altrettante donne che, più che essere osservate da chi le guarda, sembrano volerci interrogare facendo sì che la melanconia di una vita piena più di sofferenze che di gioie si trasformi in felicità grazie al segreto di quell’arte che sono riuscite ad esprimere».

La melanconia dello sguardo è uno dei temi specifici della storia dell'arte, chiarisce il maestro Falconi, ed esprime una peculiarità dello stato d'animo da non confondere con la solitudine, nevrosi o alienazione di stampo contemporaneo. «Piuttosto un diffuso sentimento di mestizia e malinconia, come io stesso ho descritto in tutti i miei quadri», rivela, «una tecnica per entrare in sintonia con l'osservatore, dettata dall'espressione sincera dello stato d'animo dell'autore». Sguardi melanconici nella storia dell'arte, ricorda Falconi, si ritrovano nelle acqueforti di Dürer, in autori come Hayez, Ingres e nella pittura romantica di Caspar Friedrich piuttosto che nella Gioconda di Leonardo, «decisamente misteriosa». Prossimo incontro su “I sensi nell’arte” venerdì 10 aprile, a Palazzo de’ Mayo, con Maria Cristina Ricciardi dell’università D’Annunzio di Chieti per parlare della relazione tra cibo e arte in linea con il tema portante dell’Expo di Milano.

Jolanda Ferrara

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