L’uomo che inventò il Natale: la rinascita di Charles Dickens

21 Dicembre 2017

In sala un’altra storia commovente: “Wonder” con la Roberts madre di un geniale “elephant boy”

Com’è nata la storia natalizia più famosa e commovente, “A Christmas Carol”? Lo racconta il film “Dickens – L’uomo che inventò il Natale”.
Molti conoscono la storia del vecchio e straricco taccagno Ebenezer Scrooge, protagonista del racconto dickensiano, grazie anche alle trasposizioni per il cinema, dal cortometraggio “Canto di Natale di Topolino” (1983) al lungo “A Christmas Carol” di Robert Zemeckis (2009). Ma nessuno aveva raccontato la genesi di questo intramontabile classico. Per realizzare “Dickens – L’uomo che inventò il Natale” il regista Bharat Nalluri e la sceneggiatrice Susan Coyne sono partiti dall'omonimo libro di Les Standiford, che ricostruisce un momento difficile nella vita e nell’ispirazione di Charles Dickens, autore che ha segnato l’immaginario con i suoi romanzi sociali e con i testi umoristici.
Autunno 1843 nella Londra vittoriana: il 31enne Dickens è uno scrittore famoso, ha pubblicato i capolavori “Il circolo Pickwick” e “Oliver Twist” (“David Copperfield” e “Grandi speranze” verranno più tardi) ma è in piena crisi creativa. È alla ricerca di una nuova storia, viene da una serie di rifiuti da parte degli editori e i creditori bussano alla porta. Pescando nei ricordi dell’infanzia, nel rapporto con un padre dissipatore e perennemente indebitato che lo ha costretto a lavorare in fabbrica, prendendo spunti dalla vita reale e dalle favole di una giovane domestica irlandese, Dickens scrive in sei settimane una novella gotica e morale sullo spirito del Natale. La conversione al bene di Ebenezer Scrooge, visitato nella notte santa dai fantasmi del Natale (del passato, del presente e del futuro) tocca il cuore dei lettori e dà il la a un grandioso successo editoriale. Dan Stevens impersona Dickens, Jonathan Pryce il padre John, Christopher Plummer è Scrooge.
Altra storia commovente è “Wonder” di Stephen Chbosky, autore del generazionale “Noi siamo infinito”, libro e film. Julia Roberts, Owen Wilson, Izabela VIdovic e il piccolo Jacob Tremblay (protagonista di “Room”) danno vita alla storia dello straordinario Auggie Pullman e della sua splendida famiglia, dal bestseller di RJ Palacio. Auggie è un bambino molto intelligente nato con una malformazione cranio facciale, appena mitigata da una serie di operazioni. A dieci anni, dopo studi privati, Auggie è ammesso a una scuola pubblica. Per la prima volta, uscendo, dovrà levarsi il casco spaziale col quale l’“elephant boy” si difende dalla curiosità del prossimo.
E dovrà confrontarsi col bullismo e tutta la gamma di reazioni altrui. Toccante ma non ricattatorio, “Wonder” riflette su diversità, solitudine, amicizia, solidarietà, ponendosi dal punto di vista dei vari personaggi, pianeti intorno al sole rappresentato dall’incrollabile bimbo prodigio.
In sala anche la commedia al femminile “50 primavere” di Blandine Lenoir, con Agnès Jaoui nei panni di Aurore, cameriera, separata e con due figlie, alle prese con le vampate della menopausa. Appena perso il lavoro, Aurore scopre con terrore che sta per diventare nonna. La società la spinge a farsi da parte, ma quando ritrova il suo amore giovanile Aurore decide di opporre resistenza, rifiutando la rottamazione.
Per i piccoli ecco il cartone “Ferdinand”, già dato in anteprima il 16 e 17 in alcune sale abruzzesi. Tratto da un libro del 1936 di Munro Leaf vietato nella Spagna franchista e nella Germani nazista per propaganda pacifista, il cartoon di Carlos Saldanha ha avuto un predecessore nel 1938 nel corto Disney “Ferdinand the Bull”, premiato con l’Oscar. Protagonista, oggi come allora, il placido toro Ferdinand, che alla corrida preferisce il profumo dei fiori.
Atteso per il giorno di Natale “The Greatest Showman”, opera prima di Michael Gracey, un musical con Hugh Jackman nei panni di Barnum, il più grande imprenditore circense, inventore del circo moderno.