L’étoile si racconta: un’intervista, un libro e in pensione nel 2022

30 Novembre 2020

Il ballerino ripercorre la sua carriera ormai trentennale e affida alle pagine pensieri e immagini di una vita sul palco

PESCARA. «Sospensione è una parola bellissima nella danza e nella vita: essere sospesi, al di sopra delle cose. La sospensione è fondamentale per il ballerino: noi cerchiamo il ballon, che è quasi un'illusione di sospensione in aria. È frutto di grande sforzo tecnico, ma dev'essere all'apparenza molto facile. Dare l'idea di potersi librare in aria, anche soltanto per un secondo».
Roberto Bolle si racconta al direttore di Sky Tg24 Omar Schillaci in «Roberto Bolle, L'attimo sospeso», per Stories, il ciclo di interviste dedicate al mondo dello spettacolo, in onda questa sera alle 21 su Sky Tg24, su Sky Arte venerdì 4 dicembre alle 15.30 e disponibile anche on Demand.
Un’occasione per ripercorrere la strabiliante carriera dell'étoile, che ha anche dato alle stampe «Parole che danzano», un libro-zibaldone di termini e immagini che hanno dato e danno senso alla sua vicenda artistica, personale e umana. «Ricordo», racconta Bolle, «quando è arrivata la lettera in cui si diceva che ero stato preso alla scuola della Scala: è stato un momento molto importante, perché ti cambia la vita. Il futuro cambia completamente, è qualcosa che ti segna in maniera unica».
Che la danza sarebbe stata la sua vita, del resto, è una cosa di cui Bolle si rese conto già quando era giovanissimo. «Avevo cinque o sei anni», ricorda, «ero a casa e ballavo da solo davanti alla televisione. Era qualcosa che sentivo, un mio modo di esprimermi. Il modo che trovavo per liberarmi le mie emozioni, invece di usare la parola. Ero un ragazzo timido e riservato, nella danza mi sentivo libero di esprimere queste emozioni».
Bolle, con ironia ha scherzato anche sul suo futuro di “pensionato”. «I ballerini vanno in pensione a 47 anni», spiega. «Io ne ho 45, quindi andrò in pensione ad aprile 2022. Fa strano sentire “a 47 anni, in pensione”, ma noi iniziamo a ballare a livello professionistico quando abbiamo 19 anni, iniziamo la scuola quando abbiamo 11 anni e adesso sono trent'anni che faccio questo lavoro, che spingo il mio fisico al massimo, ad altissimi livelli, chiedendo ogni giorno di più. Ma finché il fisico me lo consentirà», assicura, «andrò avanti.»
La star fa una riflessione sull'effetto della pandemia sul mondo dello spettacolo e anche della danza: «Lo spettacolo dal vivo», ricorda, «è colpito: soprattutto i tantissimi lavoratori che stanno dietro, le famiglie che vivono di questo. Migliaia di persone in situazioni drammatiche, tanti spettacoli cancellati, una situazione a lungo termine. Nella danza il contatto fisico è quella che manca. Per tutti, ma per un ballerino ancora di più». Poi, però, spazio alla leggerezza quando Bolle si dà un voto nelle diverse danze: «Nel valzer potrei arrivare a otto. Tango? Direi un otto anche lì. Lo swing l'ho fatto, ma lì siamo sul sette. La danza classica? Lì facciamo nove. Dieci no, non si può».
Ma fa danzare anche le parole, Roberto Bolle: con un nuovo libro in uscita per Rizzoli, un dizionario personale, uno zibaldone di pensieri in cui apre lo sguardo a se stesso e alla vita. Un modo di raccontarsi inedito in cui fa abitare il corpo e l'anima in parole scelte con cura, da “Acqua”, che apre, a “Volontà”, che chiude il volume. Sono le “Parole che danzano”, viaggio nella bellezza, nell'arte e nell'umanità, con immagini in cui il più grande ballerino italiano, étoile del Teatro alla Scala dal 2004, si mostra in tutta la sua magnificenza nei ritratti e mentre danza. «I teatri, le piazze, il programma Rai “Danza con me” mi hanno insegnato a parlare, prima col corpo e poi con la voce», spiega ancora Bolle, che ha vinto così la timidezza.
Di Bolle, nel libro, scopriamo la pigrizia e l’essere disordinato. Che ama viaggiare e cucinare. L’amore per il Giappone. E i miti che ha incontrato: da Nureyev, («carisma allo stato puro: saliva sul palco e tutto il resto scompariva»), al coreografo William Forsythe «che ha creato un linguaggio inedito nella danza classica» Se c'è un luogo in cui non si può mentire, dice Bolle, «è il palcoscenico. Ci guarda dentro, ci legge nel profondo e ci mostra per quello che siamo davvero».
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