La Cina di Mao l’ultimo lupo e la fine di Napoleone

26 Marzo 2015

di Anna Fusaro Negli ultimi anni la distribuzione italiana è stata avara di film dell'Estremo Oriente, così va accolto con piacere l'arrivo oggi in sala di "Lettere di uno sconosciuto", nuovo lavoro...

di Anna Fusaro

Negli ultimi anni la distribuzione italiana è stata avara di film dell'Estremo Oriente, così va accolto con piacere l'arrivo oggi in sala di "Lettere di uno sconosciuto", nuovo lavoro del maestro cinese Zhang Yimou, autore pluripremiato in tutto il mondo per capolavori come “Lanterne rosse”, “La storia di Qiu Ju”, “La locanda della felicità”, misuratosi negli ultimi anni col popolare genere wuxia (sorta di cappa e spada cinese) con “Hero” e “La foresta dei pugnali volanti”. Presentato fuori concorso a Cannes, “Lettere di uno sconosciuto” è un controllato melò ai tempi della Rivoluzione culturale, che nella Cina maoista mortificò tanti intellettuali, costretti a “rieducarsi” nei campi di lavoro. È il destino che tocca al protagonista Lu Yanshi (Daoming Chen), intellettuale dissidente strappato all'amata moglie Feng Wanyu (Gong Li, attrice feticcio di Zhang Yimou) e avviato in un campo come nemico politico. Solo alla fine della Rivoluzione culturale l'uomo tornerà a casa, ma la moglie, sofferente di amnesia, non lo riconoscerà e continuerà ad attendere il ritorno del marito.

Altra produzione cinese, in tandem con la Francia, è l'avventuroso “L'ultimo lupo”, di Jean- Jacques Annaud ("La guerra del fuoco, "Il nome della rosa", "Sette anni in Tibet"), non nuovo a racconti ambientati nella natura grandiosa e selvaggia con protagonisti animali, come ne “L'orso” e “Due fratelli” (due tigri del Bengala). Qui Annaud pone al centro della storia il forte rapporto tra un cucciolo di lupo e un giovane studente di Pechino, Chen Zhen, inviato in Mongolia per istruire una tribù nomade di pastori. Il ragazzo scoprirà di dover imparare lui molte cose, soprattutto sul lupo, venerato dai pastori come dio della steppa. Trovato un lupacchiotto, Chen tenterà di addomesticarlo. Intanto il governo decide l'eliminazione di tutti i lupi della regione.

Tra le novità odierne “Ho ucciso Napoleone” di Giorgia Farina, opera seconda dopo la commedia nera “Amiche da morire”. Qui la regista trentenne racconta come nel giro di 24 ore cambi radicalmente la vita di una single senza figli e manager in carriera. Nell'imminenza di una promozione, la gelida e razionale Anita (Micaela Ramazzotti) resta incinta senza volerlo di Paride (Adriano Giannini), sposato e con prole, e l'altro suo capo. Tutto sembra andare a rotoli, a cominciare dal lavoro. Sicché Anita inizia ad architettare una cinica rivalsa, con l'aiuto di Biagio (Libero De Rienzo), il timido avvocato dell'azienda forse innamorato di lei.

Esce inoltre “La terra dei santi” di Fernando Muraca, protagoniste tre donne: Vittoria (Valeria Solarino), magistrata venuta dal nord, Assunta (Daniela Marra), vedova di 'ndrangheta convinta che la vendetta sia un diritto, e sua sorella Caterina (Lorenza Indovina), moglie di un boss latitante. La giudice sa che dovrà scardinare l'omertà delle donne: una strategia efficace potrebbe consistere nel togliere la potestà genitoriale alle madri che mandano a morire i figli.

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