La città eterna e il Barocco arte nei palazzi e nelle piazze

ROMA. Una mostra “epocale”, una sintesi splendida e dotta per raccontare il secolo del Barocco romano e l'evoluzione di un linguaggio artistico che finì per cambiare il volto della città eterna: è...
ROMA. Una mostra “epocale”, una sintesi splendida e dotta per raccontare il secolo del Barocco romano e l'evoluzione di un linguaggio artistico che finì per cambiare il volto della città eterna: è “Barocco a Roma. La meraviglia delle arti”, allestita dall'1 aprile al 26 luglio negli spazi di Palazzo Cipolla, sede espositiva della Fondazione Roma Musei. Esposte circa 200 opere tra dipinti, disegni, bozzetti, sculture, prestiti eccezionali dai maggiori musei italiani e internazionali (tra cui Capitolini, Capodimonte, Palazzo Barberini, Vaticani, Louvre, Ermitage, Albertina, Prado).
«È una mostra costruita non per essere un evento di per sé, ma per approfondire i legami con il territorio», ha commentato il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini che ha visitato in anteprima la grande rassegna, accompagnato dal presidente della Fondazione Roma Emmanuele Emanuele e dai curatori Maria Grazia Bernardini e Marco Bussagli. Non a caso, il percorso espositivo inizia proprio con una mappa multimediale della Roma barocca, grazie alla quale è possibile approfondire la conoscenza dei «luoghi sacrali della capitale» in cui l'arte del '600 ha dato la sua massima fioritura. E dai quali, ha sottolineato Emanuele, provengono molte delle opere esposte, come Palazzo Colonna, Barberini, dai Capitolini, dai Musei Vaticani, nonché da Palazzo Chigi di Ariccia. Raccontare il '600 nella città eterna non è del resto impresa facile, data la complessità della produzione artistica del tempo. La mostra di Palazzo Cipolla, però, riesce a proporre nelle 4 sezioni del percorso, soprattutto «le opere più emblematiche», ha spiegato la Bernardini, «capaci di illustrare l'evoluzione del linguaggio barocco dal classicismo della Scuola Bolognese dei Carracci e Guido Reni ai grandiosi interventi urbanistici e architettonici dell'Urbe, come il Colonnato di Piazza San Pietro o Piazza Navona».
Ecco dunque la nascita del movimento, agli albori del XVII secolo, con capolavori quali la “Santa Margherita” di Annibale Carracci, “Atlanta e Ippomene” di Guido Reni, la splendida “Madonna con Bambino” di Lanfranco, la “Santa Maria penitente” del Guercino. Ma anche il “San Sebastiano curato dalle donne” del Vouet e il “San Sebastiano curato dagli angeli” di Rubens a testimoniare come quel linguaggio poetico e sentimentale avesse iniziato a conquistare il mondo.
Il passo successivo è quello compiuto da papa Urbano VIII, che invece di continuare a celebrare gli artisti più famosi, decide di puntare su giovani promettenti, come Pietro da Cortona, Borromini e Bernini, che, sotto il suo pontificato, daranno vita alle vera e propria estetica barocca, richiamando nella città eterna artisti come Van Dyck (presente con il “Ritratto di Virginio Cesarini”). La teatralità e la scenografia nell'arte fioriscono intorno al 1650 e in mostra sono testimoniate dal genio di Gian Lorenzo Bernini alle prese con il Colonnato di San Pietro o la Fontana dei Quattro Fiumi di Piazza Navona con disegni e progetti di grande interesse e bellezza.
Il percorso si conclude con il tema del paesaggio, dove a poco a poco la rappresentazione della natura conquista un nuovo predominio. L’iniziativa dunque parte dalla sede espositiva di via del Corso, ma si propaga in tutta la città fino a toccare il Museo di Roma Palazzo Braschi e il Palazzo Chigi di Ariccia, compreso Castel Sant’Angelo che partecipa con concerti e una rievocazione storica. E annuncia la girandola dei fuochi pirotecnici per la celebrazione dei santi patroni di Roma Pietro e Paolo nella data del 29 giugno. Attorno all’evento espositivo è stato dunque creato un “sistema eliocentrico”, nella definizione dagli organizzatori della mostra, che tocca i siti del barocco e crea una serie di appuntamenti satellite.