La coppia Bisio-Incontrada: la comicità riparte da Zelig

Da stasera, tre appuntamenti su Canale 5 per celebrare lo storico programma
ROMA. Che ruolo ha una risata nella vita? «Direi fondamentale. Ho costruito una carriera sulla comicità, per quanto abbia fatto anche cose più serie e impegnate. Ma alla fine la mia indole, nella vita come nel lavoro, mi porta sempre a strappare una risata», dice Claudio Bisio, mentre Vanessa Incontrada spiega: «Per me la risata è sinonimo di stare bene e per questo ne cerco sempre di più, perché ridere e vedere ridere le persone che mi sono accanto mi regala pace».
Bisio e Incontrada ripartono con una risata al timone di Zelig, da stasera in prima serata su Canale 5: dopo dodici anni di nuovo sullo storico palco per tre serate evento (le altre due il 25 novembre e il 2 dicembre) che avranno tra i protagonisti Teresa Mannino, Teo Teocoli, Maurizio Lastrico, Raul Cremona, il Mago Forest, Anna Maria Barbera, Giuseppe Giacobazzi, Giovanni Vernia e tanti altri che si alterneranno con le nuove scoperte della comicità. Nel dna di Zelig la missione di scovare giovani talenti, fortemente voluto dagli ideatori dello storico cabaret, Gino&Michele e Giancarlo Bozzo.
Il programma torna in tv, dopo aver registrato il tutto esaurito al TAM Teatro degli Arcimboldi. L'occasione celebra il sodalizio tra Mediaset e Zelig che festeggia così i venticinque anni in tv - la prima puntata andò in onda nel 1996 su Italia 1 - e i trentacinque anni di attività.
Come si può far ridere dopo una pandemia?
Risponde Claudio Bisio: «Come sempre. Mi viene in mente un bel film Good Morning Vietnam, dove Robin Williams interpretava uno speaker radiofonico inviato in Vietnam per tenere alto il morale dei soldati. Per sua indole la comicità deve parlare di cose vere e quotidiane, quindi si può, e aggiungo si deve, far ridere di tutto con senso di responsabilità. Nella prima puntata di Zelig c'è un pezzo di Anna Barbera sul Covid, che fa ridere ma dice anche cose importanti». E aggiunge Vanessa Incontrada: «Nessuno potrà dimenticare quello che è successo, le perdite e la sofferenza enorme che la pandemia ha creato, ma la gente non solo ha voglia di ridere, ne ha bisogno, lo abbiamo visto in queste serate e ce ne rendiamo conto dopo ogni battuta... far ridere diventa quasi un dovere per restituire un po’ di gioia a chi la cerca».
Quale emozione nel ritorno allo spettacolo dal vivo?
Bisio: «Per me e Vanessa ritrovarci è stato un colpo forte. Poi essere tornati in teatro dal vivo è stata un'emozione ancora più intensa. Sei serate “tutto esaurito” con 2370 persone paganti... è stato pazzesco. Sono andato a teatro e al cinema negli ultimi tempi e non ho mai visto una presenza del genere, sia in termini di numeri sia di affetto da parte del pubblico». Incontrada: «Rivedere un teatro pieno è un’emozione incredibile. Una vera e propria botta di ottimismo che fa sperare che tutto davvero possa tornare pian piano alla normalità».
Qual è la differenza fondamentale, cosa è cambiato nella comicità italiana?
Bisio: «Negli ultimi anni ha preso piede questa moda anglosassone nel definire stand up comedian il monologhista, quello che racconta una storia davanti al microfono. Gli stand up dell'ultima generazione hanno delle micro-regole non scritte, il microfono deve essere rigorosamente con il filo e poi devi parlare di te, raccontare cose vere della tua vita facendo ridere, essere politicamente scorretto. Ne abbiamo avuti di monologhisti di questo calibro anche in passato, io non vedo tantissima differenza da quello che facevamo io e Paolo Rossi al Derby quarant'anni fa. Ma esiste una nuova generazione e l'abbiamo portata a Zelig. Parlo di Davide Calgaro, Max Angioni, Vincenzo Albano, Corinna Grandi. Forse oggi non sono nomi conosciuti ma lo diventeranno in breve tempo». Incontrada: «Non so dire con precisione: in questo periodo ho visto cose nuove che ho trovato divertentissime e personaggi che ritrovo come li avevo lasciati anni fa, che mi fanno ridere come allora. Esiste un linguaggio che evolve, ma come nel cinema o in letteratura i grandi classici restano intoccabili...»
Cosa ha fatto la storia di Zelig?
Bisio: «Zelig è da sempre uno spettacolo di cabaret dal vivo, non un format televisivo. Inizialmente ci esibivamo nei piccoli locali e poi siamo cresciuti, passando dal tendone del circo al Teatro degli Arcimboldi. Anche televisivamente abbiamo iniziato in seconda serata su Italia 1 per arrivare poi su Canale 5, in prima serata. Forse il segreto del successo di questo spettacolo è far ridere senza finzione. E oltre ai comici, che sono sempre stati il top, anche nella conduzione c'è sempre stata autenticità, da Michelle Hunziker a Paola Cortellesi, passando attraverso Vanessa che considero il cuore vero e pulsante di Zelig». Incontrada: «Ho avuto la fortuna di vivere un pezzo di questa storia e posso dire che Zelig è un mondo, fatto di autori, comici, conduttori, spirito di appartenenza, il teatrino di viale Monza... Un mondo magico che sono felice di aver contribuito a riportare in teatro».
Donne, tematiche lgbt... la comicità può essere politically correct? Quale il limite?
Bisio: «Credo che si debba essere liberi di parlare di tutto senza censura. Ho una mia deontologia, mi pongo un limite personale di correttezza, quello di non offendere in modo gratuito. Poi la comicità si fonda sui luoghi comuni, da sempre il comico uomo parla “male” delle donne e viceversa. Corinna Grandi, ad esempio, parla male dei figli... degli altri, perché non ne ha di suoi, ma lo fa con grande eleganza e raffinatezza». Incontrada: «Credo che il limite sia il rispetto. Se la comicità offende qualcuno allora c'è qualcosa che non va... Quando invece si è in grado di ridere tutti insieme allora l'obiettivo è stato centrato».