La figlia dei fiori abruzzese che fa formaggi gourmet

24 Marzo 2016

Erano gli anni ’70 e tutti andavano in città, Maria de Dominicis scelse la terra Da Castiglione Messer Raimondo si è trasferita in un casale in Toscana, e qui...

di Giorgio D’Orazio

Ci sono il vecchio trattore e la prima trebbiatrice, l'antica porta a vetri della casa avita e i piatti da pompa con i blasoni di famiglia. Nel complesso rustico al centro del Podere Santa Margherita di Monteroni d'Arbia, provincia senese, c'è un pezzo di Castiglione Messer Raimondo che viene dal contado e dal borgo, da un passato rurale che ha trovato in questo angolo di Toscana una collocazione quasi museale.

Un pezzo d'Abruzzo raccontato grazie alla storia di Maria de Dominicis, fiorentina di nascita ma abruzzese di sangue, del marito Fiorentino Di Gabriele e della figlia Lisa. Una storia che può ricordare per certi versi “Sette anni in Tibet”, scherza Maria, oggi famosa in tutta Italia con i suoi formaggi caprini, ma che il suo Tibet lo ha trovato in provincia di Teramo. Per sette anni infatti, dal 1974, ha vissuto a Castiglione, riscoprendo le proprie radici e, soprattutto, riscoprendo la terra, trovando nell'agricoltura naturale la propria strada che ancora oggi la guida, anche se lontano dall'Abruzzo.

«A 22 anni ho preso la decisione di andare a vivere in campagna, decisamente in controtendenza», ricorda Maria, «allora i giovani abbandonavano l'agricoltura per trasferirsi in città e trovare un mestiere diverso. Ma a Firenze la mia era la generazione dei sessantottini», prosegue, «volevamo cercare le radici della vita, fuggire dalla corsa del progresso ai beni di consumo. Molti se ne andavano in India o altrove, a tirar fuori hascìsc dalle piantagioni com'era di moda, io mi sono fermata un po' prima e sono tornata in Abruzzo a coltivare cicoria». A Firenze il padre di Maria, Saverio de Dominicis, era un avvocato di successo, erede di un'antica famiglia aristocratica dell'Aquilano arrivata nel '600 a Castiglione Messer Raimondo; sua madre invece, Raffaella Del Federico, era un affermato primario di radiologia. «Facevo vita di città, frequentavo l'Isef e studiavo lettere classiche con l'idea di coniugare insegnamento e sport», racconta Maria, «soprattutto però ero introdotta nell'ambiente dell'automobilismo, facevo rally, e la cosa a mio padre non andava giù. Fu per questo che nell'estate del '74 mi propose di andare in vacanza in Abruzzo, lo avrei dovuto sostituire per controllare il raccolto di quell'anno e i beni di Castiglione».

Così, grazie alla campagna, Maria ha trovato la chiave di lettura della sua vita. «Per me è equivalso a scoprire un approccio differente all'esistenza», osserva, «per prima cosa, arrivata a Castiglione, ho buttato via le scarpe e ho vissuto scalza per un anno, inverno ed estate, a cavallo o in macchina, mi chiamavano “la figlia dei fiori” in paese. Presto però ho scoperto che non è difficile fare il contadino ma esserlo ogni giorno, calarsi in questa realtà e prima ancora capirla. Ricordo che il primo giorno, per la trebbiatura, arrivai in un podere alle 4 di mattina», continua Maria, «alle 8 avevo voglia di cappuccino e cornetto ma mi ritrovai a mangiare l'agnello con tutti gli altri. Lì ho incontrato mio marito, mi sono sposata, è nata nostra figlia, sono diventata imprenditore agricolo e sono stata testimone consapevole di quello che si stava perdendo in Abruzzo, delle ultime battute di una mezzadria che nel giro di pochissimi anni è sparita completamente portandosi dietro gran parte della civiltà rurale. Erano iniziati gli anni '80», ricorda Maria, «e in campagna le cose cambiavano completamente. A noi piaceva proprio la vita rurale, ma a Castiglione avevamo un problema: abitavamo nel palazzo in paese e i poderi erano frammentati nelle contrade, così abbiamo deciso di vendere tutto e trasferirci in provincia di Siena, dove mia madre aveva trovato una proprietà in vendita».

Oggi Podere Santa Margherita produce 10 tipi di formaggi caprini a latte crudo, stagionati e aromatizzati diversamente, elogiati dalle guide e contesi tra rinomati ristoranti. «Le capre vengono munte a mano e il latte lavorato tutti i giorni», spiega Fiorentino, «pascolano liberamente e anche gli alimenti integrativi li produciamo qui con sistemi biodinamici». Macchinari, strumenti, suppellettili che arredano gli spazi aziendali richiamano alla memoria Castiglione, anche se il paesaggio da questi 80 ettari, dal bosco al lago, regala gli alti cipressi da cartolina del Senese. «Che sia l'Abruzzo o la Toscana quel che conta è stare sulla terra», scherza Maria, «ma senza imporre alla propria azienda i modelli di una società che con i ritmi della terra non ha nulla a che fare. Negli anni siamo passati da chi produceva di più a chi produce meglio, ma sempre produzione è», puntualizza. «La riscoperta della campagna, dei prodotti, dei sapori, dei profumi se resta finalizzata alla vendita e basta non cambia la prospettiva né di chi coltiva né di chi si nutre. Come diceva José Bové, la vita non è una mercanzia». Maria de Dominicis è stata anche un'attivista dei Verdi, al ministero con Pecoraro Scanio in una commissione per l'agricoltura biologica. «Ho fatto battaglie incredibili, poi ho gettato la spugna, ho capito che l'esempio è quello che conta. E la nostra esperienza dimostra che si può vivere di sola campagna, basta accontentarsi», considera. «Oggi più che mai la gente dovrebbe pensarci, i tempi a venire non saranno dei migliori per tutti e recuperare la cultura contadina non significa solo recuperare radici e saperi, vuol dire recuperare la nostra vera capacità di sopravvivenza».

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