La Grande fuga di Beethoven per il Quartetto di Cremona

Il prestigioso ensemble torna ospite della stagione della “Barattelli” all’Aquila con l’ultimo appuntamento dell’integrale delle opere per archi del genio di Bonn
L’AQUILA. Un percorso articolato su più stagioni concertistiche dedicato all’esecuzione integrale dei quartetti per archi di Ludwig van Beethoven: questo è il progetto affidato dalla Società aquilana dei concerti “Barattelli” fin dal 2019 al prestigioso Quartetto di Cremona. Il sesto e ultimo appuntamento è in programma oggi all’Auditorium del Parco con inizio alle ore 18.
Il Quartetto di Cremona nato nel 2000 all’interno della Accademia “Walter Stauffer” di quella città, poi sostenuto dalla Scuola di musica di Fiesole sotto la guida di Piero Farulli, è oggi considerato uno dei migliori al mondo, erede dello storico Quartetto Italiano. È formato da straordinari musicisti: i violinisti Cristiano Gualco e Paolo Andreoli, il violista Simone Gramaglia e il violoncellista Giovanni Scaglione. Certamente la musica cameristica per archi di Beethoven è un pilastro del repertorio del Quartetto di Cremona, che ne ha inciso un’integrale in una fortunata edizione discografica. I Quartetti per archi di Beethoven sono complessivamente 16, più la Grande fuga che in origine costituiva il finale dell’opera 133. L’articolazione dei programmi dell’integrale non ha seguito l’ordine cronologico e, per questo ultimo appuntamento, è previsto sia il completamento dell’opera 18 con i quartetti 5 e 6, sia il primo di quelli definiti «quartetti russi» ovvero l’opera 59 dedicata all’ambasciatore russo a Vienna “Razumowsky”. La serie dei quartetti dell’opera 18 è la raccolta dedicata al principe Lobkowitz e composta fra il 1798 e il 1800 e risente delle influenze della tradizione haydniana ma, in particolare per il 5 della serie, Beethoven fa esplicitamente riferimento al quartetto K464 di Mozart. Con il 6 il geniale compositore tedesco proietta la tecnica espressiva classica in una nuova dimensione ricca di contrasti di tempi, volumi e materiale melodico che caratterizzeranno lo stile compositivo maturo delle grandi sinfonie. Infine, l’ultimo capolavoro in programma è il Quartetto numero 1 in fa maggiore dell’opera 59, testimone della straordinaria padronanza che Beethoven aveva nella composizione, unendo le tecniche classiche alle melodie che, rispettando il volere del suo committente, integrano temi popolari russi e balcanici. L’appuntamento di grande musica con il Quartetto di Cremona, conclude un viaggio che ha appassionato e accompagnato il pubblico delle ultime stagioni concertistiche della Barattelli, facendo registrare «numerosa partecipazione», si legge nella nota della Società, «e unanime consenso, instaurando con il Quartetto di Cremona un rapporto privilegiato e unico».