La Grande guerra sulla Rivista Abruzzese
PESCARA. A cento anni dall’entrata in guerra dell’Italia nella prima guerra mondiale, la Grande guerra, La Rivista Abruzzese dedica una serie di articoli a una delle fasi storiche più violente del...
PESCARA. A cento anni dall’entrata in guerra dell’Italia nella prima guerra mondiale, la Grande guerra, La Rivista Abruzzese dedica una serie di articoli a una delle fasi storiche più violente del secolo scorso. Una disamina sulla grande guerra distribuita su più numeri e su più autori.
La Rivista, che col 2014 ha iniziato il suo 68esimo anno di vita ed è riconosciuta dal Miur, continua dunque a proporre la sua veste di approfondimento ed erudizione. Rispettosa della sua tradizione, che la vede proiettata verso studi e analisi storiche, ma anche verso elaborazioni teoriche dedicate alla civiltà contemporanea, La Rivista Abruzzese ritorna dunque sulla Grande guerra nel tentativo non solo di ricordarla, ma anche di rielaborarne il significato. E forse nessun giornale come La Rivista Abruzzese è adatto a fare il punto del contributo abruzzese alla Grande guerra e in generale alla civilizzazione dell’Italia.
Innanzitutto vanno segnalati gli articoli “La guerra degli altri” di Aristide Vecchioni, in cui, polemicamente, l’autore sostiene che «spesso c'è una retorica alluvionale e un travisamento del passato da parte di un certo tipo di storiografia». Poi c’è l’articolo di Giacomo D'Angelo su “L'Abruzzo e la Grande Guerra tra verità e retorica” in cui si fa notare come la Grande guerra da una parte ha visto l'adesione appassionata di artisti, borghesi ed élite, e dall'altra il rifiuto dei contadini, degli operai e del popolo minuto. Sul numero 1 di quest'anno, poi, c'è un ragguaglio sul tema della prima guerra mondiale ancora da parte di Giacomo D'Angelo e più un pezzo di Pino Jubatti che offre una testimonianza dannunziana riguardo alla guerra. «Inoltre», commenta Emiliano Giancristofaro, «la Rivista si è occupata della grande guerra nei Quaderni, in particolare pubblicando il diario di Carusi Michele, un contadino di Pollutri che ha annotato alcuni mesi di guerra trascorsi sulle Alpi». Tutti questi articoli sono pubblicati sugli ultimi numeri della rivista, precisamente sul n. 4 del 2014 e sul n. 1 del 2015. Va ricordato inoltre che La Rivista Abruzzese non solo ha aperto il 68esimo anno di vita, ma è anche la più antica rivista dell'Abruzzo, la quale continua, nel suo stile, cioè rifiutando pubblicità e contributi, a testimoniare la cultura non solo regionale. E' riconosciuta, inoltre, dal ministero dei Beni culturali come rivista scientifica nel settore storico, antropologico, sociologico e letterario.
Insomma un giornale che ribadisce la sua estrema vitalità, nonostante gli anni, e mantiene un’eccellente qualità di contenuti che ne fanno uno dei gioielli della cultura abruzzese.
Marco Tabellione
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