La madre scomparsa, Bellocchio racconta il lutto di Gramellini

8 Novembre 2016

ROMA. «C'è una via delle madri in tutta la mia opera e tanti omicidi e suicidi. NeI “Pugni in tasca” lui uccide la madre, nel “Gabbiano” c'è un suicidio in “Gli occhi, la bocca” ancora un suicidio,...

ROMA. «C'è una via delle madri in tutta la mia opera e tanti omicidi e suicidi. NeI “Pugni in tasca” lui uccide la madre, nel “Gabbiano” c'è un suicidio in “Gli occhi, la bocca” ancora un suicidio, quello del gemello. Le morti dei figli e delle madri e il rapporto tra figli e madri costituisce il nucleo principale della nostra vita». A parlare così è il regista Marco Bellocchio che, ieri, ha presentato “Fai bei sogni”, liberamente ispirato al best seller omonimo di Massimo Gramellini (edito da Longanesi con 1.350.000 copie vendute) che dopo Cannes arriva in sala da giovedì.

Il film, non a caso, ha come protagonista la storia di una assenza, quella della madre di Massimo (Valerio Mastandrea), giornalista famoso che vive nell'ombra di un ricordo doloroso, il mistero della morte della mamma avvenuta durante la sua infanzia. “Fai bei sogni” attraversa circa trent'anni della vita di Massimo, prima bambino e poi adolescente (Nicolò Cabras e Dario Del Piero), e poi, da adulto, giornalista. Dalla parte di Massimo, come singolare spirito guida, solo Belfagor (la serie tv che vedeva abbracciato alla madre). È lui che gli dà indicazioni forti quando è in crisi. Nulla valgono all'adolescente Massimo le indicazioni teologiche del sacerdote (Roberto Herlitzka), né la breve storia d'amore con una donna(Miriam Leone). Meglio l'incontro con Elisa (Berenice Bejo) dopo il suo rientro dalla guerra in Bosnia dove era stato inviato dal suo giornale. Sarà quest'ultima che lo aiuterà ad affrontare la verità, quella veritá che forse non ha mai voluto vedere davvero.

«La storia del film», spiega ancora Bellocchio, «parte da un amore non patologico, forte e intenso tra una madre e suo figlio. Questo amore è qualcosa che non io ho conosciuto mai in questa forma, ma mi si sono immedesimato». Spiega Gramellini in collegamento da Torino: «Ogni libro ha sempre due autori: chi lo scrive e chi lo legge. Ma quando lo legge Bellocchio è un'altra cosa. Volevo in qualche modo rispettare la sua reinterpretazione, ma gli avevo chiesto solo una cosa: mantenere lo spirito del libro e questo lo ha fatto». Dice Edoardo Albinati, sceneggiatore del film insieme allo stesso Bellocchio e Valia Santella: «Abbiamo come dato fondo a tutta la nostra vena masochistica in questa sceneggiatura pescando risorse nelle nostre storie personali. Il libro non ci ha affatto frenato, ma anzi ha acceso le nostre fantasie».

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