«La mia capobanda scopre in Abruzzo la gioia dell’amicizia»

19 Novembre 2019

La scrittrice pubblica con Lisciani di Teramo  il suo nuovo romanzo per ragazzi e non solo

Affonda i piedi nudi nella sabbia bianca e bollente delle estati sulla costa teramana – quelle che come colonna sonora avevano il geghegè, le mille bolle di Mina, il cuore palpitante di Rita Pavone e i pomeriggi troppo azzurri di Celentano – l’idea di amicizia vera, quella leale e per sempre tra ragazzi senza social, che Cinzia Tani porta come un vento allegro e rassicurante nel suo nuovo libro, “La Capobanda”, pubblicato da meno di una settimana dalla casa editrice teramana Lisciani nella collana Argento Vivo.
Cinzia Tani è un volto noto per il pubblico del piccolo schermo che ama leggere. È una giornalista, scrittrice, autrice di programmi radio-televisivi per la Rai fra cui “Il caffè di Rai Uno”, “Visioni private”, “FantasticaMente”, e “Italia mia benché”. Nel 2004 è stata nominata Cavaliere della Repubblica per meriti culturali. Ha pubblicato 32 libri fra cui per Mondadori “Assassine”, “L’insonne”, “Sole e ombra”, quindi “La storia di Tonia”, Il capolavoro, “Mia per sempre”, “Figli del segreto” e “Donne di spade” che fanno parte della trilogia “Il volo delle Aquile” e ancora per Rizzoli “Donne pericolose”, “Darei la vita”. Nata a Roma il 5 settembre del 1958 ha forti radici abruzzesi: la sua mamma, Giovanna Amorosi, era di Nereto e qui ha voluto essere sepolta. Lei racconta che da bambina e adolescente ha passato spensierate lunghe estati tra Giulianova, Alba Adriatica, Tortoreto, Roseto, stringendo amicizie grandi che frequenta ancora.
La capobanda del suo nuovo romanzo – per ragazzi ma anche una scoperta per gli adulti – si chiama Clarissa e con i suoi amici a scuola è vittima di un gruppo di bulli. Ma questi ragazzi sono vulnerabili anche a causa delle loro fobie come il terrore di parlare in pubblico, la mania spasmodica dell’ordine, la claustrofobia, la paura dello sporco, una particolare sensibilità ai rumori. Personalità complesse insomma, che ricordano, pur senza arrivare al patologico, i giovanissimi protagonisti della fiction in programmazione su Canale 5 “Oltre la soglia”, con Gabriella Pession.
Attraverso un amico speciale che abita nel suo palazzo, Clarissa riesce a trasformare le paure dei suoi compagni in poteri. L’amico speciale è Alex, un hikikomori, un ragazzo che, dopo la morte del padre, si è chiuso nella sua stanza e vive solo virtualmente. Studia, lavora, guadagna ma non fa entrare nessuno nel suo mondo. Fa un’eccezione per Clarissa, le suggerisce dei particolari allenamenti per i suoi amici più fragili, e si innamora di lei. Sarà ricambiato? Clarissa forma una banda e la storia racconta la vita dei suoi componenti. Le paure superate, le rivalse, le conquiste, le sofferenze per i problemi familiari, i primi amori e anche una indagine per arginare la violenza dei “cattivi”.
Ma i bulli sono veramente così cattivi e potenti? O per qualcuno basta staccarsi dal gruppo per cambiare comportamento? Tradimenti, rivalità, amore, isolamento, voglia di emergere, vanità, sopraffazione, ma anche bontà e voglia di cambiare il mondo sono gli ingredienti di questa storia.
Come è nato questo libro?
L’idea è nata durante le mie conferenze nelle scuole, dove spesso sono stata ospite con i miei romanzi storici e dove parlavo di tutto, scoprendo mie fragilità tanto che i ragazzi alla fine venivano e mi raccontavano delle loro paure: dello sporco, dell’aereo, dei rumori, della gente, dei luoghi affollati come i concerti, della balbuzie. E mi sono detta: ho letto tanti libri per ragazzi ma nessuno che parli delle paure degli adolescenti. Secondo tema di cui nessuno ha mai parlato e che mi ha colpito è quello degli hikikomori. Sono milioni in Giappone, in Italia tanti e sempre di più: adolescenti che non escono dalla loro stanza e vivono in rete, si fidanzano in rete, guadagnano in rete, sono hacker, piccoli geni del computer con nessun confronto con realtà.
Dunque i temi sono paure, bullismo e isolamento. Di qui il possibile interesse degli adulti, genitori o insegnanti che siano, per il testo?
Sì. Diciamo che gli adulti capiscono e i ragazzi si riconoscono.
Ma è un romanzo ottimista?
Oh sì. Mentre scrivevo mi sono letta tutti i libri per ragazzi che vanno per la maggiore, tipo “After” di Anna Todd, diventato una serie, un film talmente il successo avuto anche con i sequel. Diciamo che è dedicato a lettori dai 13/14 anni in su e c’è solo sesso, non un sentimento. Sconcertante. E poi anche in altri ho trovato sempre cattiveria, crudeltà l’uno verso l’altro, eccessivi colpi di scena e pessimismo, i bulli che hanno la meglio, le vittime che soccombono, un po’ come le serie tv. Invece io ho voluto dare un senso positivo al mio libro. Con la capobanda che trasforma la sua paura in un potere, un vantaggio, senza psicofarmaci, e così gli altri, ognuno con la propria paura, indicando come superarla e farla diventare anzi una forza, utilizzabile nelle avventure che si susseguono.
E c’è l’amicizia come cardine...
Certo, assolutamente. La bellezza della condivisione dei sentimenti, delle emozioni vere, che i ragazzi stanno perdendo nella realtà a forza di faccine e like. Mi ha detto una psichiatra che lo ha letto che la forza dell’amicizia che emerge è incoraggiante: questi ragazzi hanno paura da soli, ma l’amicizia è potentissima, li rende forti.
Nel romanzo c’è una parte che si svolge in Abruzzo...
Ma certo. Mia madre era abruzzese di Nereto e io ho passato estati ed estati sulla costa teramana. Ricordo un anno che ebbi un incidente che mi teneva bloccata nella stanza dell’hotel, a Giulianova, davanti al Caprice. Ero ingessata e circondata da una baraonda di amici e amiche che venivano a trovarmi. Alla fine ci divertimmo come pazzi, io compresa. Quindi parlo di quei luoghi anche perché la parola “amicizia” mi riporta lì, nel mio Abruzzo dei sentimenti veri.
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