«La mia ricetta è la sincerità l’opposto dei talent»

21 Settembre 2019

L’artista al festival Paesaggi Sonori all’Aquila con gli amici abruzzesi Bulgarelli e Marcozzi  

L’AQUILA. «Ogni concerto è una fotografia suggerita dal pubblico, dal luogo, dalla natura intorno. Sarà stimolante suonare in un luogo che conserva la memoria storica del nostro Paese, e suonare nel pomeriggio. Saremo un tutt’uno con la natura, farà buio mentre chiudiamo il concerto. Ci sarà un passaggio di luce e, speriamo, di anima e di pace, mentre eseguiamo “Dalla pace del mare lontano” (title track del primo album del 2002, ndr), brano che esprime la ricerca di pace interiore e universale».
La poesia scorre nelle parole di Sergio Cammariere quando racconta al Centro del concerto di stasera tra le suggestive vestigia romane di Amiternum all’Aquila. Per il pregevole festival Paesaggi Sonori, che organizza concerti in aree naturalistiche, parchi nazionali, paesi medioevali e siti archeologici, il raffinato cantautore calabrese suonerà stasera al tramonto in uno scenario unico, accompagnato da un quartetto di eccellenti musicisti, da tempo compagni di strada, tra i quali gli abruzzesi Luca Bulgarelli e Bruno Marcozzi.
«Con Luca la collaborazione risale al 1996, prima le incisioni in studio poi il Premio Tenco nel 1997, che vide il mio esordio come cantautore. Con Bruno, invece, a Sanremo 2008, dove portai “L’amore non si spiega”, un omaggio alla bossa nova perfetto per l'anima brasiliana di Bruno».
Altri legami con l’Abruzzo?
«Ho suonato spesso nella vostra terra. Ricordo il primo concerto a L’Aquila, in un pub nel 1989, insieme a Stefano Di Battista, all’epoca studente al conservatorio Casella. Dieci anni fa, poco dopo la tragedia del terremoto, nel teatro tenda di Tor di Quinto partecipai con Max Gazzè, Daniele Silvestri e tanti altri colleghi a un concerto per cercare di raccogliere subito i primi fondi».
“La fine di tutti i guai” è il titolo del concerto ad Amiternum, dal nome dell’album, uscito a maggio, 11 pezzi scritti come sempre con Roberto Kunstler. Che concerto sarà?
«Passeremo dalla canzone d’autore al jazz, dalla bossa nova al pop. Un po’ tutto il concerto parla d’amore. La prima parte è dedicata al nuovo album, poi ci sarà spazio per i brani storici, per i successi premiati al Tenco e a Sanremo. Sarà un concerto acustico, non usiamo l’elettronica, l’impatto sull’ambiente che ci ospita sarà analogico, non digitale. Gli incastri musicali avverranno al momento. Faremo le famose variazioni sul tema, attraversando i generi».
Prima dell’esordio da cantautore si era affermato come autore di colonne sonore.
«Ho esordito proprio come autore per il cinema, nel 1992 scrivendo le musiche per il film di Pino Quartullo “Quando eravamo repressi”, poi sono venuti “Teste rasate” di Claudio Fragasso e “ Uomini senza donne” di Angelo Longoni. Il cinema italiano è artigianale, si fa attraverso le conoscenze. Quelle colonne sonore nacquero da una serie di coincidenze e incontri, di amicizie con qualcuno del cast o col regista. Sono lavori scritti col cuore e con amicizia. Tra l’altro, a metà anni Novanta ho assistito al passaggio dalla pellicola al digitale. Il film di Longoni è stato la mia ultima moviola».
La rivoluzione digitale ha cambiato anche la musica.
«È cambiato il mondo oltre che la musica, che è diventata liquida. Oggi contano di più le visualizzazioni sulle varie piattaforme che non le vendite. È cambiata la fruizione. È cambiato il senso poetico di tutta la situation (sic)»
Il Festival di Sanremo nel 2003 le ha dato terzo posto e premio della critica per “Tutto quello che un uomo” e l’ha fatta conoscere al grande pubblico. È tornato cinque anni dopo con “L’amore non si spiega”. Salirà ancora sul palco dell’Ariston?
«Il mio rapporto col Festival risale addirittura agli anni in cui facevo la gavetta nei pianobar. Fui coinvolto come pianista di supporto in un programma pre-festival, mi trovai ad accompagnare Renato Rascel, Nico Fidenco, Rocky Roberts. E poi ho suonato nel programma di Renzo Arbore “Il caso Sanremo” con la band Campagnoli Belli, con Palatresi, Tosca, Deidda e altri musicisti blasonati. Ho avuto un rapporto costante con Sanremo. Per il festival 2020 ho scritto una canzone per Karima, voce magnifica. Speriamo che la prendano».
Tanti premi, Tenco, Imaie, Carosone. A quale tiene di più?
«Un po’ tutti. Ma i premi più carini, perché inaspettati, sono arrivati quest’anno, sette riconoscimenti internazionali per le musiche del cortometraggio “Twelve minutes of rain”».
La sua ricetta d’amore col pubblico?
«La sincerità. Il pubblico ha capito che sono un artista che fa musica col cuore. La sincerità è il contrario dei talent, che sono il trionfo dell’apparenza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA