La Pizza Margherita compie 127 anni e Salvatore la festeggia

La ricetta del direttore dell’Accademia pizza chef italiani di Chieti «E’ il simbolo più genuino della nostra identità gastronomica»
CHIETI. Rosso pomodoro, ciuffo verde di aromatico basilico, mozzarella bianco perla e un filo di extravergine a chiudere il cerchio. Un capolavoro filante di golosità la Pizza Margherita, delizia per gli occhi e il palato. Un trionfo di gusto e artigianalità degno dell'attenzione di una regina, Margherita, consorte di Umberto I re d'Italia. Era il 9 giugno 1889 e i sovrani scendevano a Napoli per trascorrere i mesi estivi nella fresca reggia di Capodimonte. La Pizza Margherita nasceva così, dall'intuizione del celebre pizzaiolo partenopeo Raffaele Esposito e di sua moglie Rosa Brandi. Più di un secolo è passato e la Margherita è e rimane la pizza più venduta al mondo, «il simbolo più genuino dell'Italia gastronomica, un'identità da cui ripartire», dice Nicola Salvatore, originario di Lanciano, pizzaiolo professionista e ricercatore di ingredienti di grande qualità sul territorio, impegnato a progettare nuovi corsi e opportunità di occupazione con la sua Accademia pizza chef italiani, di cui è direttore didattico, a Chieti Scalo.
L'omaggio alla pizza Margherita è doveroso a 127 anni dalla sua invenzione, sostiene Salvatore, un'occasione originale per rilanciare il goloso prodotto declinandolo secondo impasti e ingredienti più salubri per la salute. Farine di grani autoctoni macinate a pietra, pomodoro Pera d'Abruzzo, abruzzesi i restanti ingredienti. E grande manualità ed esperienza, dalla stesura dell'impasto alla lievitazione e cottura, come svela nella ricetta ad uso casalingo per il club di Cotto&Crudo.
Artigianalità e creatività sono le coordinate della Italian pizzachef academy (Ipa) che, proprio oggi, presenta la “Prima festa della pizza Margherita. A 127 anni dalla nascita com'era, com'è e come sarà” nella sede degli Artigiani della pizza in via Benedetto Croce a Chieti Scalo. «Grani e farine sono fondamentali per fare la differenza tra una pizza di origine non controllata e una fatta a regola d'arte più moderna e sana negli ingredienti, in grado di rivelarsi un buon alleato per la salute, come ha riconosciuto la scienza medica», ricorda il pizzachef sostenitore del km zero in cucina. E’ d'obbligo pertanto scegliere con consapevolezza. Evitando farine bianche tipo "0" e "00", private dalle lavorazioni industriali della parte più nutriente del chicco di grano. Preferendo pizze a base di farine ricche di fibre, quindi poco raffinate e preferibilmente da agricoltura bio e locale come farro, solina, saragolla. In questo in modo, conclude Salvatore, si può abbattere o contenere di molto l'indice glicemico responsabile del picco insulinico all'origine dello stato di infiammazione dell'organismo.
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