«La Protezione civile ha 25 anni, i volontari sono il nostro orgoglio»

27 Marzo 2017

In Abruzzo sono settemila in 250 associazioni territoriali Il sottosegretario di giunta: «Ora un servizio multirischio»

Mario Mazzocca è sottosegretario della giunta regionale con delega alla Protezione civile, un’istituzione che ha ormai 25 anni ma che ha ancora molto cammino da fare.

A che punto è la Protezione civile, sottosegretario?

«La storia moderna del sistema nazionale di Protezione Civile passa per tre momenti cruciali. Nel 1992 fu istituito il Servizio nazionale di Protezione civile, un sistema organizzato includente tutte le strutture e le utili articolazioni dello Stato per fronteggiare catastrofi ed eventi calamitosi. Nel 2001 nacque il Dipartimento della Protezione civile e la competenza in materia è progressivamente passata dallo Stato agli enti locali: regioni, province, comuni, impegnati non solo nella semplice gestione del dopo emergenza, ma in una serie integrata di attività che comprendono previsione-prevenzione-soccorso-ripristino. Nel 2012 il sistema è stato ulteriormente riformato. Si configurò allora l'attuale sistema paragonabile ad una catena costituita da diversi anelli. Il primo è il capo del governo, l'ultimo il sindaco. Gli anelli di mezzo sono rappresentate dalle Regioni (con il la propria sala operativa), le prefetture e le Province. In realtà nel 2012 si è fatto molto di più. Nel perseguire il dichiarato intento di rendere la struttura di Pc nazionale “più agile e snella”, l’allora governo Monti avviò di fatto un veloce e progressivo depauperamento del sistema di Protezione civile, in termini di risorse umane, strumentali e finanziarie. Oggi, probabilmente anche a causa degli effetti sul territorio del cambiamento climatico in atto, consapevoli come il sistema sia divenuto in realtà troppo “agile” ed eccessivamente “snello”, tale processo sembra si sia arrestato».

Quali sono i progetti in campo di Protezione civile in Abruzzo?

«La Regione sta lavorando a una proposta che verrà esaminata in una prossima riunione dell'esecutivo per l’istituzione di un Servizio Prevenzione Multirischio quale strumento fondamentale per fronteggiare sia gli effetti delle emergenze meteo sempre più frequenti, sia il fenomeno del dissesto idrogeologico e del terremoto. Una struttura tecnica specializzata che, a partire dalla razionalizzazione ed implementazione di quelle esistenti, sia in grado di fornire all'amministrazione regionale ed agli enti locali il supporto e l'assistenza tecnica per la prevenzione dei rischi e la gestione sostenibile del territorio».

Il volontariato è ancora l'anello forte della Protezione civile?

«Il corpo del nostro volontariato, strutturato in circa 250 associazioni territoriali, rappresenta la spina dorsale del sistema di PC regionale. I 7mila volontari abruzzesi sono il nostro orgoglio. Si potrà sempre contare sull’impegno spassionato di questi cittadini, solitamente abituati a dare senza chiedere, costantemente avvezzi a sottrarre tempo e risorse ai propri affetti e a donarli alla comunità. Ritengo, però, che il nocciolo della questione sia altrove. Purtroppo, nel corso degli anni l'intero sistema di Protezione Civile ha subito un lento e progressivo impoverimento riguardo alle risorse economiche da impiegare nello svolgimento delle specifiche attribuzioni. Nonostante tutto, abbiamo predisposto una proposta di riordino del sistema di PC regionale che verrà a breve presentata. L'obiettivo prioritario è proprio quello di raggiungere un alto livello di protezione contro i disastri tramite la prevenzione o la riduzione dei loro effetti. E' importante che si realizzi un cambiamento innovativo, radicale e migliorativo delle scelte e delle strategie che la Regione Abruzzo deve effettuare nel campo della protezione civile, tale da portare alla riorganizzazione generale del “sistema regionale di Protezione Civile” ed all'innalzamento degli attuali livelli funzionali».

C'è anche una cultura della protezione civile che deve crescere tra i cittadini?

«Abbiamo alimentato e celebrato, sia direttamente che a supporto del mondo scolastico o delle organizzazioni di volontariato, innumerevoli iniziative disseminate sull'intero territorio regionale. Nel particolare, la Regione ha decisamente implementato le due principali campagne di sensibilizzazione promosse dal Dipartimento nazionale: i Campi scuola “Anch'io sono la protezione civile” e le piazze di “Io non rischio”. L'obiettivo dei campi scuola è quello di rendere i ragazzi consapevoli del ruolo attivo che ognuno può svolgere, a partire dai piccoli gesti di ogni giorno, per la tutela dell'ambiente, del territorio e della collettività. Nel 2016, tra giugno e settembre, in Abruzzo si sono tenuti 18 campi scuola, in cui un migliaio di giovani abruzzesi tra gli 11 e i 17 anni si sono confrontati con chi fa quotidianamente protezione civile: Vigili del Fuoco, Corpo Forestale dello Stato, Forze di Polizia, 118, rappresentanti di Comuni, Regioni e numerosi altri attori del Servizio Nazionale della Protezione Civile. La campagna di comunicazione nazionale “Io non rischio” si occupa, invece, di promuovere le buone pratiche di protezione civile. Se è vero che l'Abruzzo ha un territorio esposto a molti rischi naturali, è altrettanto vero che l'esposizione individuale a questi rischi può essere sensibilmente ridotta attraverso la conoscenza del problema, la consapevolezza delle possibili conseguenze e l'adozione di alcuni semplici accorgimenti».

Che risposte si possono dare ai cittadini che, angosciati dai ripetuti eventi sismici, chiedono sicurezza, per esempio, per le scuole?

«A seguito degli eventi sismici del 18 gennaio e della successiva nefasta comunicazione della Commissione Grandi Rischi, le problematiche che si sono evidenziate fin dal 24 agosto 2016 sono salite di livello soprattutto per quanto attiene il tema della “vulnerabilità” degli edifici scolastici. Da allora sono aumentate esponenzialmente le richieste pervenute da Enti locali e da associazioni spontanee di genitori e studenti, in merito alla verifica della sicurezza dei plessi. L'esigenza è scaturita dalla consapevolezza circa l'esistenza di un obbligo di legge, risalente al 2003, che impone l'esecuzione di verifiche tecniche, a carico degli Enti proprietari, su tutti gli edifici e le infrastrutture strategiche o rilevanti (come gli edifici scolastici). Il termine ultimo per le verifiche è stato più volte prorogato ed è ormai scaduto nel marzo 2013».

«Da una ricognizione dei dati ufficiali, si è rilevato lo stato incompleto delle verifiche su tutto il territorio; si è dovuto constatare come le Province e la maggioranza dei Comuni siano impossibilitati ad effettuare le verifiche a causa della mancanza di adeguate risorse. Alla data del 31 dicembre 2016, risultano pervenute solo 289 verifiche sui 1.287 plessi scolastici presenti e attivi sul territorio regionale.

Per superare la problematica si è reso necessario supportare economicamente gli enti locali, attivando e finanziando (per un importo complessivo stimato di circa 30 Mln di euro) una campagna esaustiva di valutazione della vulnerabilità sismica degli edifici scolastici pubblici in uso, necessaria per conoscere lo stato di sicurezza degli stessi e programmare gli interventi urgenti che permettano lo svolgimento delle attività scolastiche nella dovuta serenità. Su questo stiamo lavorando alacremente, con il coinvolgimento del Centro di Eccellenza 'Reluis' e degli Ordini professionali d'Abruzzo, anche per recuperare il tempo trascorso invano».