La pupa abruzzese nei riti antichi della terra feconda

I simboli pagani della rinascita della natura raccontati dall’antropologo Stoppa
di FRANCESCO M. STOPPA*
Ma Pasqua che festa è? La festa della risurrezione, della rinascita dopo la morte. Tutti conoscono i riti religiosi e le processioni, ma anche i riti “magici” non sono solo superstizione ma una forma antica e pagana per dire, in fondo, la stessa cosa della religione cristiana: che non c'è vita senza morte e non c'è morte senza rinascita.
Però, per un popolo legato alla Terra, ai raccolti, alle greggi… la rinascita che conta è quella della Natura che consente la vita ai vivi. L'arrivo della Primavera insomma. E quindi dei tanti riti possibili parliamo, del legare e dello slegare e della digestione fecondatoria! Nel buio invernale, umani, animali e piante sono legati, come impossibilitati a muoversi. Si capisce che bisogna slegarli in qualche modo, ma come conciliare questo con la fecondazione orale? Ecco un sistema intelligente: trangugiare qualcosa che abbia la forma di un intreccio, di un legame sì, ma con la vita. E quando farlo? quando si “slegano” le campane. Tutto quello che si farà in quel momento sarà facile, procederà liscio senza intoppi e senza …intrecci. E come farlo? Intanto si comincia con i pani Pasquali fatti intrecciando tante cordicelle di impasto, formando trecce, canestri, nidi in cui covare un uovo.
Quest'uovo non solo rappresenta la dea Madre gravida della vita che tra poco sboccerà prepotente, ma anche tutto il bene che porterà alla stirpe umana. Una volta questo cibo magico si mangiava solo in un giorno sacro, ora, mangiandolo tutto l'anno, non ne conosciamo più il significato, ne sprechiamo la magia. Con il fiadone ci si fanno ormai gli aperitivi, ma una volta era la colazione esclusiva, insieme alle uova (“pinte”,cioè dipinte) e al salame, della mattina di Pasqua, e rigorosamente incoronato con le foglie della Palma Benedetta a conferma di quanto fosse sacro anch’esso. Ma l'intreccio più strabiliante è quello che lega l'uovo sul ventre della pupa, l'apparire dell'uovo conferma che la Dea è di nuovo pronta a generare e il popolo festeggia mangiandosela. Quale modo migliore per condividere questa gioia? Di pani in forma di pupa con due o più seni ce ne sono pochi, per esempio a Frascati, in un luogo magico come il vulcano dei Colle Albani dove tanti templi di divinità della Natura sorgevano.
Ma anche noi abbiamo un tempio in Abruzzo e sono le ancestrali pupe dolci dell'area Chietina, tesoro conservato forse per millenni, forse inventato da poco, ma chi se ne importa? L'animo del popolo inventa e reinventa il suo legame con la terra e con i suoi spiriti, un legame che è senza tempo. Ma di che pasta sono fatte le pupe? Quella di cui sono fatti i sogni! Basta trasformare i sogni in simboli che, mangiati, contageranno l'ospite “cannibale” con la propria magia e si avvereranno. Si stabilisce così un patto tra ciò che viene prima e ciò che viene dopo, l'unione tra terra e cielo, tra umanità e uno spirito superiore. Quest'ultimo, trovando casa nella pupa, diventa un elemento concreto e familiare, una sorta di protettore, guardiano per chi lo possiede, fino a creare così tra la pupa e chi se la mangia un legame indissolubile, meglio sarebbe dire viscerale, di arricchimento reciproco. Quindi le pupe non sono solo un gioco che è da sempre parte integrante del genere umano, ma veri e propri oggetti rituali, che compaiono ripetutamente in varie forme (il ballo della pupa, le pupe di stracci, le pupe di fichi, etc.) e sacralmente nel ciclo tradizionale secondo una logica e un ritmo che forse ancora ci sfugge.
Queste pupe mangerecce sono le più potenti, poiché sono talismani in grado di entrare ed essere assimilati dal nostro corpo. Naturalmente hanno un complemento indispensabile sebbene subordinato, cioè il simbolo maschile, che assume la forma di cavallo. Se appesantirete le vostre pupe con elementi irrituali esse saranno troppo pesanti e mangiate saranno solo un mucchietto di calorie. Curiosità: una volta si mettevano più uova, anzi tante uova quanti erano i figli della famiglia, così che anch'essi ne avranno almeno un pari numero. Oggi a tutti si regala una pupa ma con un solo uovo, risultato: non si fanno più figli. Un altro problema: spostare l'uovo su altre parti del corpo della pupa, come si vede fare oggi, mettergli il reggipetto e calarla a una 42 di taglia, sono segno di malaugurio. Guardatevene. Oramai se ne vedono di tutti i colori sull'onda del cake design, la fantasia non guasta per esempio aggiungendo simboli floreali ma solo se prima si rispettano le regole. Ricetta de La pupe. Impastate otto uova, 400 g di zucchero, un bicchiere di olio e uno di mandorle tritate finemente, 30 g cremore tartaro e 15 g di bicarbonato, la scorza di un limone grattugiato, cannella e zenzero e farina q.b. Datagli una bella forma con le braccia ad anfora, con cordelline si profilano lineamenti e abito. Naturalmente non dimenticate l'uovo fermato da cordelle sulla pancia. Si può poi glassare e aggiungere le codette di zucchero a decorare l'abito.
*Studioso di tradizioni popolari e direttore del centro di Antropologia Territoriale per il Turismo, Ud'A.