«La ragazza di “Non ho l’età” è con me»

9 Maggio 2022

Gigliola Cinquetti torna per la quarta volta su quel palco: «Sono grata alla vita»

Nel 1964, a 16 anni, vinceva quello che allora si chiamava l’Eurofestival con “Non ho l’età”. 58 anni dopo Gigliola Cinquetti è di nuovo su quel palco, con lo stesso brano, ospite della serata finale dell’Eurovision Song Contest.
«Quello che provo è un sentimento di gratitudine. È una gioia per me ricantare “Non è l'età”, dà significato al mio percorso artistico. In fondo, tutto è cambiato e nulla è cambiato», dice la cantante che con quell’adolescente che si trovò spalancate le porte del mondo continua ad avere un «dialogo continuo». «Sono costretta a questo dialogo, lei mi insegue, non mi lascia un istante. Ha preteso molto impegno e molto lavoro. È stata una ragazza molto esigente, insoddisfatta, curiosa, sempre alla ricerca di nuove interpretazioni della realtà. Non voleva neanche il successo, ma la realizzazione del proprio talento che pensava davvero di avere. Ma non l’ho mai odiata (semmai la odiavano gli altri, perché gli haters sono sempre esistiti), e continuo a portarla con me». Per Gigliola Cinquetti, quella di Torino, sarà la quarta presenza alla manifestazione, dopo la vittoria nel 1964, un secondo posto dietro agli Abba 10 anni dopo e la conduzione insieme a Toto Cutugno nel 1991. «Quattro volte... è straordinario e sorprendente. Me lo avessero detto nel 1964 che sarei stata ancora qua nel 2022 sarei rimasta basita», dice con un sorriso. «In mezzo c’è tutta una vita e non solo per me, ma per tutti quelli che hanno vissuto e ricordano quei momenti. È un peccato che per un po’ l’Italia abbia prestato poca attenzione all’Eurovision: è un evento unico che raggiunge una vastità di pubblico impressionate. E come Sanremo ha saputo rinnovarsi. Mette in comunicazione mondi diversi e apparentemente lontani». Come successe a lei, che da Verona si trovò catapultata in un mondo sconosciuto e affascinante. «Fu un’esperienza che mi sprovincializzò e mi cambiò la vita. Da lì, e da Sanremo, sono partita per il mondo e per 15 anni ho vissuto con la valigia in mano. L’aereo era la mia casa. Ho inciso dischi in 9 lingue, pubblicato in centinaia di Paesi. E non è un modo di dire. Un successo paragonabile a quello dei Maneskin di oggi. Sono cresciuta in fretta, con un senso eroico del vivere, la felicità era un dovere etico». La tv l’ha amata soprattutto ai tempi del bianco e nero. «Poi ha smesso di entusiasmarmi, anche se rimane l’unico mezzo per proporre contenuti».