La Rivista Abruzzese festeggia i 66 anni di vita

Fondato a Lanciano da Verlengia nel 1948, il trimestrale si occupa di folklore, scienze e arti
LANCIANO. L'Abruzzo ha molti gioielli culturali da preservare e divulgare, uno di questi è la Rivista Abruzzese, che festeggia quest'anno il 66° anno di vita.
La Rivista, che ha sede a Lanciano e fu fondata nel 1948 da Francesco Verlengia, ha una cadenza trimestrale e si occupa, in prevalenza, di letteratura, storia, sociologia e antropologia culturale dell'Abruzzo. E' stata per anni la creatura del saggista Emiliano Giancristofaro, diventando uno dei periodici più importanti della nostra regione, se non il più importante, a cui hanno collaborato intellettuali del calibro di Benedetto Croce. Oggi ha visto l'avvicendamento alla direzione di Lia Giancristofaro, figlia di Emiliano. Dalla data di fondazione mantiene la stessa copertina e fra le sue pagine non ospita pubblicità, e continua così, grazie al suo spessore culturale, a sopravvivere in un mondo dominato dalle copertine patinate e dall'inflazione pubblicitaria. Gli argomenti che la rivista tratta sono sempre profondi, e investono sia la sfera dell'epistemologia, sia quella della ricerca etnica e folclorica abruzzese. Versanti che tuttavia giungono a combaciare in una critica ai conformismi e ai dogmatismi della contemporaneità. La Rivista Abruzzese, come detto, deve lo slancio avuto negli ultimi decenni soprattutto ad Emiliano Giancristofaro, già docente di Storia e Filosofia nei licei e titolare di contratto per l'insegnamento di Storia delle Tradizioni Popolari all'università di Chieti. Giancristofaro è stato direttore della rivista dal 1963 al 2000 e che per quasi 40 anni ha difeso strenuamente il patrimonio etnico e culturale della regione, spesso opponendolo allo strapotere arrogante delle nuove culture dominanti e globalizzanti.
Un “padre” che continua a seguire da vicino le sorti della rivista, passata alla direzione della figlia Lia. Una rivista storica, base della cultura abruzzese, che ha avuto il coraggio per più di mezzo secolo di non cambiare, ma semmai di approfondire la critica alla contemporaneità sempre più affarista e sempre meno umanista, facendo leva anche sui valori della tradizione folclorica e sugli antichi riti arcaici della gente d'Abruzzo. Del resto già nelle intenzioni dei suoi autori la rivista si poneva sul solco di altre riviste regionali che avevano fatto la storia della cultura e della letteratura abruzzese di inizio Novecento. Nel 1892 Giacinto Pannella diede il definitivo titolo di “Rivista abruzzese di scienze, lettere e arti” attivo fino al 1919, poi dopo varie vicende la rivista risorse a Chieti nel 1948 grazie a Verlengia con sede nella biblioteca provinciale "Camillo De Meis". Caratterizzato da articoli di apertura quasi sempre dedicati al dibattito sul senso della contemporaneità, colta di volta in volta dal punto di vista politico o economico, la rivista sa poi spaziare su orizzonti più concreti e pratici. Insomma un giornale che continuerà a influenzare la crescita culturale della regione.
Marco Tabellione
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