La sfida di Prayer «L’Isa ripartirà dall’Europa...»

25 Settembre 2015

Il nuovo direttore dell’Istituzione sinfonica abruzzese: in rete con l’Ue per uscire dalla crisi

L’AQUILA. Si apre una nuova stagione per l'Istituzione sinfonica abruzzese (Isa). Alla direzione artistica dell'ente è stata chiamata Luisa Prayer, che dal 2000 anima il festival internazionale delle città e dei borghi storici aquilani, “Pietre che cantano”. Una sfida che cade in un momento storico difficile per l'Isa, costretta a interrompere l'attività per mancanza di finanziamenti.

Ma Prayer ha le idee ben chiare: dove partire e quali alleanze stringere perché l'Abruzzo possa tornare rapidamente a fregiarsi di una propria orchestra regionale. «Mi sono insediata ieri (mercoledì per chi legge ndr) e ho iniziato subito a rimettere mano al calendario dell'ultimo trimestre dell'anno, tenendo conto che dobbiamo recuperare tutto il tempo perso», dice la Prayer. «Intendo creare una rete stabile di collaborazioni a favore delle grandi città abruzzesi e dei centri più piccoli della regione. Collaborazioni che, nel tempo, devono diventare stabili e strutturate, per dare sostegno anche ad altre piccole realtà in difficoltà».

Tra le idee da mettere in campo, attività culturali congiunte in memoria di Francesco Sanvitale, membro del cda dell'Isa e consulente scientifico dell'ente. «Si deve partire da qui: dall'individuazione», sottolinea il direttore artistico, «di occasioni che possono rappresentare un volano culturale per proiettare l'Abruzzo in primo piano nel panorama internazionale».

Lanciata così, con l'Isa ferma da due mesi per assenza di liquidità, la proposta sembra fin troppo ambiziosa. Ma la Prayer è pronta a tessere una rete di contatti fruttuosa e a potenziare la preziosa collaborazione con i conservatori.

«Ho ricevuto la proposta del consiglio di amministrazione dell'Isa poche ore dopo le dimissioni del maestro, Ettore Pellegrino», prosegue la Prayer. «Sono vicina all'Isa da diversi anni anche in virtù della sinergia con il Festival “Pietre che cantano”. L'estate scorsa siamo stati una delle realtà che non hanno potuto giovarsi della collaborazione con l'Orchestra sinfonica. In passato ho potuto sperimentare in prima persona cosa significa avere un'orchestra regionale in piena attività per tutte le realtà territoriali che coltivano l'ambizione di realizzare produzioni di alto livello, concerti sinfonici e lirico-sinfonici, a costi contenuti. Ho accettato l'incarico perché sono convinta che il mio impegno possa produrre il risultato di una distensione dei rapporti con la Regione, che si possa inaugurare un clima di massima fiducia. La mia nomina è un segnale di cambiamento da parte dell'ente, che ha scelto anche di mettersi in discussione. Con il sostegno del cda, dell'orchestra e di tutti i dipendenti, voglio traghettare l'ente verso una nuova stagione».

Un cartellone, al momento, non c'è. Prima di programmare l'attività concertistica sarà necessario superare l'attuale stato di inpasse. «Il punto di partenza è il superamento delle difficoltà economiche», ammette Luisa Prayer, «l'Abruzzo è una regione fortunata ad avere una propria orchestra regionale, se pensiamo che non hanno questa opportunità il Lazio, l'Umbria, il Molise. Regioni a noi vicine. Ne consegue che il raggio d'azione dell'Isa è macro-regionale: un'orchestra che ha una potenzialità enorme e che può svolgere, a pieno titolo, la funzione di motore culturale per i grandi centri e le piccole zone svantaggiate verso le quali l'Unione Europea raccomanda massima attenzione, sotto il profilo della diffusione della cultura. L'Istituzione sinfonica abruzzese è tra i pochi enti che, per dimensioni, caratteristiche e mission, rappresenta un partner prezioso per la progettazione e l'attuazione di iniziative dell'Ue. Una risorsa importante che deve essere conservata e valorizzata; una realtà che l'Abruzzo non può accantonare». Ripartire non sarà semplice. Allo scoglio della mancanza di liquidità si aggiunge la programmazione da imbastire velocemente. Un cartellone che possa recuperare gli appuntamenti cancellati e segnalarne di nuovi. «Due mesi di inattività pesano», conclude Luisa Prayer, «anche come interfaccia con il pubblico. Ma siamo pronti a raccogliere la sfida e a stabilire contatti interessanti con gli altri enti culturali della regione».

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