«La vita è dura ma io vedo il lato comico»

8 Febbraio 2015

Teresa Mannino a Pescara con il suo show «La comicità è il linguaggio dolce della verità»

di Jolanda Ferrara

PESCARA

«I. o sono sud, anche senza volerlo. Rappresento un pezzo di Sicilia che vive al nord. E' la mia origine, imprescindibile. Perciò nel mio spettacolo parlo anche della mia infanzia..». Acuta, imprevedibile, solo all'apparenza sorniona, Teresa Mannino fa tappa al cineteatro Circus di Pescara per tre giorni – martedì 10, mercoledì 11 e giovedì 12 febbraio, ore 21 – per il cartellone della 49ª Stagione della Società del Teatro e della Musica Luigi Barbara diretta da Lucio Fumo, con "Sono nata il ventitrè", spettacolo da lei scritto (con Giovanna Donini), diretto e interpretato.

Si tratta delle uniche tre date abruzzesi della serrata tournée partita in gennaio e che andrà avanti fino ad aprile in oltre trenta teatri attraverso lo Stivale, in cui l'attrice palermitana è protagonista assoluta del suo one-woman-show. «Un viaggio nella sua infanzia, tra i piccoli e grandi traumi di allora che magari poi si sono rivelati formativi», si legge nelle note di presentazione.

«Sono diventata quella che sono passando attraverso momenti difficili che mi hanno fatto crescere. Ecco, voglio raccontarvi i miei traumi. Ad esempio che ero la terza figlia e quando toccava a me fare il bagno, l’acqua non c’era più. Un classico. E poi voglio parlare dei calciatori di ieri e di oggi e del rapporto genitori figli».

Attraverso il proprio vissuto Teresa ci racconta la sua versione dei mutamenti avvenuti in questi ultimi anni. «La mia forza e determinazione derivano dalla mia famiglia, dai miei genitori che mi hanno amata incondizionatamente. Ero una ribelle ma loro mi hanno sostenuta anche quando non ho seguito le orme familiari, come ad esempio nei miei studi universitari». Oggi che da figlia è diventata madre, Teresa osserva: «Siamo genitori talmente preoccupati di tutelare i figli dai pericoli quotidiani che non curiamo la società nella quale dovranno crescere».

Teresa, come sta andando lo spettacolo?

«Sono contenta. E' la prima volta che scrivo per un mio spettacolo ex novo, non metto insieme dialoghi già esistenti. "Sono nata il ventitrè" nasce da un'idea originale, dalla voglia di raccontarmi. Voglio raccontare al mio pubblico la mia vita, com’ero, come sono cresciuta e come è cambiato il mondo intorno a me. Anche il pubblico è contento, si diverte, i teatri sono pieni».

Come si fa a vivere con leggerezza, prendere la vita con ironia, vedere il lato comico nel quotidiano?

«E' un dono dalla nascita. E' un punto di vista che hai e vede le cose da quell'osservatorio, racconti sotto forma di commedia quello che potrebbe essere raccontato in forma di dramma o di tragedia. La comicità è il linguaggio più dolce e forte per far arrivare le cose, il modo meno violento».

Essere donna e del sud ha reso più difficile la sua affermazione artistica?

«Sono stata fortunata perché sono entrata da una porta democratica e per niente misogina qual è il cabaret di Zelig, per giunta al nord: Milano. Lì se fai ridere vai avanti se no ciao! Non ho avuto nessuno scontro con una realtà geograficamente agli antipodi, quelle logiche illogiche poco legate alle reali capacità professionali io non le ho incontrate».

E come donna che vive la sua quotidianità?

«Affronto questo tema nel mio spettacolo. A supporto del rapporto uomo-donna prendo spunto da Odisseo e Penelope. Dico che c'è ancora tanta strada da fare per la parità dei diritti. Quando l'uomo rientra a casa dopo il lavoro si pensa che ha già fatto il suo compito. La donna ha un carico in più dopo il lavoro, ha la cura della casa, della famiglia. E' così perché ci piace, ma ci sono ancora dei passi da fare per la parità. Dico parità e non uguaglianza perchè è bello che comunque ognuno abbia gli stessi diritti nella diversità dei sessi».

L'elezione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, palermitano come lei, ha risvegliato un po’ di orgoglio di appartenenza alla sua città?

«Un po’ sì, certo. Speriamo che sia la persona adatta al tempo che stiamo vivendo. E che rappresenti il buono e il bello di una parte d'Italia considerata, non del tutto a torto, quella in cui i valori fondamentali della vita e della democrazia sono spesso calpestati».

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