Lasciamoci stupire dal “ghiacciaio del Sud”

26 Febbraio 2017

Sul Gran Sasso ecco l'ombrosa e fredda conca del Calderone

di Giusi Pitari

Il Gran Sasso ha due versanti diversi tra di loro ma egualmente unici per bellezza e maestosità. Il versante nord è spettacolare. A nessuno sarà sfuggita la sua nobiltà percorrendo la A24 da Teramo a L'Aquila: d’inverno la vista è superba sulle strapiombanti pareti delle vette più alte e sui contorni ricamati dei monti.

Proprio sopra la galleria del Gran Sasso giace da millenni un ghiacciaio che, seppur in sofferenza (classificato come glacionevaio nel 2014), per gli abruzzesi rimarrà per sempre «il ghiacciaio più meridionale d’Europa»: il Calderone. Si trova nell'ombrosa e fredda conca del Calderone protetto dal calore del sole dalle cime del Corno Grande. Il Calderone rappresenta l'ultimo residuo dei grandi ghiacciai dei periodi glaciali del Quaternario, che si estendevano fino alle quote di 1200 metri lasciando tracce tuttora molto evidenti: le morene. Fino agli anni '50, allo scioglimento dei ghiacci si formava a quota 2678 metri un laghetto proglaciale, il Lago di Sofia, così chiamato in onore della prima donna deceduta sul massiccio. Con il regredire del ghiacciaio il laghetto primaverile è scomparso per riapparire sporadicamente, l'ultima volta lo scorso anno, piccolo e commovente: evidentemente l'inghiottitoio posto alla base si è di nuovo intasato, facendo rivivere per un giorno l'emozione di osservarlo, l'8 settembre 2016.

Prepariamoci ad andare a visitare il ghiacciaio e la sua conca e forse anche il laghetto, nella bella stagione, partendo dai Prati di Tivo. Si sale sulla cabinovia e in pochi minuti si è alla Madonnina, 2007 metri: da qui si segue il sentiero per il Rifugio Franchetti. Attraversato il vallone delle Cornacchie, si arriva al Passo delle Scalette (2100 m) e dopo un breve tratto più impegnativo (corda fissa), in circa un'ora si è a quota 2.433 metri, al Rifugio più alto del massiccio, con vedute incantevoli delle vette più alte. Ogni volta che si arriva lassù il fiato sembra mancare, non già per la fatica, ma per lo stupore di ritrovarsi immersi in un paesaggio così straordinario.

Dal rifugio si sale verso la sella dei due Corni (2547m), uno dei posti più belli al mondo: impressionante il panorama sulla Val Maone, i pilastri di Pizzo Intermesoli e le vicinissime Fiamme di Pietra del Corno Piccolo. Si sale quasi rapiti dall'immensità dello scenario in direzione del Passo del Cannone e prima di raggiungerlo, si prende a sinistra per ritrovarsi in breve sull'ampia conca del ghiacciaio (2 ore circa dalla Madonnina).

È il momento di godersi lo spettacolo, indescrivibile a parole: si è al centro di un anfiteatro roccioso di una bellezza toccante. Tra sassi, massi, neve e in fondo alla conca gli inghiottitoi ricoperti di ghiaccio. In alto, da sinistra a destra spiccano del Monte Corno la Vetta orientale (2903m), la Vetta Centrale (2893m), il Torrione Cambi (2875m) e la Vetta Occidentale (2912m) con i loro fantastici terrazzi che sembrano disegnati dai più celebri architetti. Sono le sentinelle d'Abruzzo, i gendarmi del ghiacciaio, che ci ricordano la generosità della natura e ci intimano di impegnarci per conservare le rare bellezze che l'Appennino offre.

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