Le donne che fuggono dall’odio razziale e dal dolore del mondo

2 Febbraio 2021

NEW YORK. In un'America costantemente alle prese con il razzismo sistemico ci pensa il cinema a gettare luce su una piaga ad esso connessa, il fenomeno dei “Passe Blanc”. “Passing”, in anteprima...

NEW YORK. In un'America costantemente alle prese con il razzismo sistemico ci pensa il cinema a gettare luce su una piaga ad esso connessa, il fenomeno dei “Passe Blanc”. “Passing”, in anteprima mondiale al Sundance Film Festival, esplora l'altra faccia del razzismo, ossia il calvario delle persone di colore il cui colorito della pelle è così chiaro da farle “passare per bianche”. Una scelta oggi forse consapevole ma in passato usata per sfuggire al razzismo e alla segregazione razziale. “Passing” segna il debutto da regista dell'attrice britannica Rebecca Hall, famosa anche per il ruolo di Vicky in “Vicky Cristina Barcelona” (2008), per il quale ha ricevuto una candidatura ai Golden Globe. Il film è basato sull'omonimo romanzo del 1929 di Nella Larsen e vede come protagoniste l'attrice etiope naturalizzata irlandese Ruth Negga (“Mildred Loving” nel 2017 per il quale ha ottenuto la sua prima candidatura ai Golden Globe, al Premio BAFTA e al Premio Oscar) e l'americana Tessa Thompson (Diane Nash nel film drammatico storico “Selma, la strada per la libertà” del 2014), rispettivamente nei ruoli di Clare Kendry e Irene Redfield. Le due donne si incontrano dopo anni per caso in un albergo di lusso di New York durante il periodo del Proibizionismo. Quell'incontro porta entrambe a confrontarsi con le ossessioni. Clare ha deciso di passare per bianca rinnegando la sua identità di colore per sposare un ricco uomo bianco e accedere ai privilegi sociali che esso comporta. Irene (anche lei con la pelle molto chiaro) invece sceglie di vivere a Harlem sposando un medico afro-americano benestante. Clare ha un marito dichiaratamente razzista e l'incontro con Irene scatena in lei il desiderio di riconnettersi con la sua vera identità.
Il film è stato girato in bianco e nero e come ha spiegato la stessa Hall non è stato solo per motivi stilistici. «Ho ritenuto opportuno», ha detto, «che dovesse essere una scelta concettuale per un film in parte sul “colorismo” che toglie via il colore e richiede allo spettatore di vederlo come un ostacolo, come qualcosa che è simbolico». «Questo film in bianco e nero», continua, «in realtà non è bianco e nero, bensì grigio. È una storia di sfumature, di aree grigie e di ambiguità».
Robin Wright si cimenta con un film che è anche una sua personale via di fuga contro gli orrori della società attuale per la sua opera prima come regista di un lungometraggio. Dopo la gavetta con la serie tivù di Netflix House of Cards, della quale ha diretto dieci episodi, l'attrice, 54 anni, si presenta nella nuova veste debuttando al Sundance Film Festival con “Land”, distribuito nelle sale cinematografiche statunitensi a partire dal 12 febbraio 2021. Oltre ad essere dietro la macchina da presa Wright è anche protagonista del film. Interpreta infatti il ruolo di Edee, un'avvocatessa che dopo una tragedia personale, decide di vivere da sola nella spietata landa selvaggia del Wyoming. Edee non riesce a sopportare il dolore per la perdita del figlio e del marito, vittime innocenti durante una sparatoria e medita di farsi del male per superare la pena. Inutile anche l'aiuto di una psichiatra o della sorella. Il cammino verso la ripresa inizia quando Edee decide di abbandonare la città per la solitudine totale. Così acquista un capanno diroccato in mezzo alle montagne e taglia i legami con il mondo gettando via anche il suo smartphone. Ingenuamente pensa di farcela solo con pochi mezzi ma l'inverno spietato del Wyoming quasi la uccide. Viene salvata da un cacciatore, Miguel (Demián Bichir) e tra i due si sviluppa un'insolita amicizia basata sul presupposto che Miguel non deve rivelare ad Edee ciò che succede nel mondo esterno nè deve chiederle del suo passato. È proprio parlando con il cacciatore che la donna si rende conto in realtà che ha bisogno del mondo da cui sta scappando e della bontà umana.
«Abbiamo bisogno del contatto umano», ha detto la Wright durante un panel al Sundance Film Festival, «e della gentilezza per far fronte alle avversità». Ha anche aggiunto che si è ritrovata a fare un film per sfuggire lei stessa agli orrori della società. In particolare al bullismo generato dai social media. Anche se lo scenario è il Wyoming, Land è stato girato tra le montagne canadesi, a quasi 2500 metri d'altezza. La produzione ha dovuto far fronte a condizioni climatiche estreme e alla presenza di orsi. La Wright ha anche imparato a spaccare la legna, a sparare e a pescare. La cosa più difficile per lei è stato scuoiare un animale per procurarsi da mangiare durante alcune scene.