Le favole magiche di Garrone sfidano i barbari di Mad Max

14 Maggio 2015

Re e regine, draghi streghe orchi, boschi incantati e castelli (tra cui quello abruzzese di Roccascalegna) per il nuovo ambizioso film di Matteo Garrone, il fantasy dark “Il racconto dei racconti”,...

Re e regine, draghi streghe orchi, boschi incantati e castelli (tra cui quello abruzzese di Roccascalegna) per il nuovo ambizioso film di Matteo Garrone, il fantasy dark “Il racconto dei racconti”, costato 12 milioni di euro, in uscita oggi in contemporanea col Festival di Cannes dove è in concorso. Il 46enne autore romano, due volte vincitore del Grand Prix (“Gomorra” e “Reality”), mette in scena tre fiabe horror tratte da “Lo cunto de li cunti, ovvero lo tratteniemento de peccerille”, raccolta di 50 favole nere popolari, nota anche come Pentamerone, pubblicata a Napoli tra 1634 e 1636 da Giambattista Basile, pioniere della letteratura fiabesca, ripreso da Perrault, i Grimm, Andersen.

I tre racconti magici “La cerva fatata”, “La poloce”, “La vecchia scortecata” di Basile, diventati nel film “La regina”, “La pulce”, “Le due vecchie”, raccontano il desiderio disperato di maternità di una regina (pronta per questo a mangiare il cuore sanguinante di un drago marino), la smania di una vecchia di tornare giovane (disposta perciò a farsi scorticare da un barbiere), la speranza di una principessa di sposare l'amato (le toccherà invece un orco). Intorno alle dolenti figure femminili, re morenti, sciocchi, gaudenti, egoisti. Girato tra Sicilia, Puglia, Abruzzo, recitato in inglese da un cast internazionale – Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, John C. Reilly – e dagli italiani Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini, Renato Scarpa, Giselda Volodi, il film vede Garrone anche produttore. Limitati al minimo gli effetti speciali, con le creature straordinarie (il drago marino, la pulce gigante) costruite con sapienza artigianale, “Il racconto dei racconti” è debitore per la ricchezza visiva alla sensibilità di Garrone, che nasce pittore, e a una serie di rimandi iconografici, dai grotteschi e macabri Capricci di Goya alla pittura preraffaellita fino al “Trono di Spade” passando per l'horror di Mario Bava, come ha chiarito il regista.

Un mondo inventato è anche quello post apocalittico di “Mad Max: Fury Road”, quarto capitolo della saga interpretata da Mel Gibson a partire da “Interceptor” nel 1979. Regista sempre il 72enne australiano George Miller, che qui si affida all'interpretazione del muscoloso Tom Hardy e della rasata Charlize Theron per i due ribelli irriducibili Mad Max e Furiosa. In un mondo barbarico, tutto sangue e fuoco dopo la guerra globale, percorso da orde di folli guerrafondai, i 2 tentano di sopravvivere. Il taciturno Max, in fuga dai vivi e dai morti, cerca un equilibrio dopo la morte di moglie e figlio. La guerriera Furiosa vuole attraversare il deserto per tornare alla terra natia. Dovranno fare i conti con lo spietato Immortan Joe (Hugh Keays-Byrne). In sala anche il piccolo film dell’esordiente, Andrea Preti, regista e interprete di “One more day”, romantica storia d'amore tra Emanuele, un ragazzo introverso appassionato di teatro, e Giulia, molto più grande di lui (Stefania Rocca), minata dalla malattia.

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