Le lettere di Andreotti alla moglie: oggi presentazione del libro a Celano

CELANO. «Cara Liviuccia, non preoccuparti per me. Ho raramente il mal di testa piccolo, mentre quello grande l’ho avuto solo sabato mattina, legato alla cena della notte precedente. Del resto, esiste...
CELANO. «Cara Liviuccia, non preoccuparti per me. Ho raramente il mal di testa piccolo, mentre quello grande l’ho avuto solo sabato mattina, legato alla cena della notte precedente. Del resto, esiste la grazia di stato di cui sono testimone ormai da tanti anni...». Il mittente di questa lettera del 1960 è Giulio Andreotti e il destinatario è sua moglie Livia. È la sorpresa postuma che filtra dalla maschera di imperturbabilità del personaggio: il potente politico democristiano scriveva regolarmente, su fatti pubblici e privati, alla moglie, cui lo legava un profondo rapporto di fiducia, in grado di infrangere la sua innata riservatezza.
Le lettere, raccolte in un volume, Cara Liviuccia, a cura dei figli, coprono l’arco di due decenni e portano alla luce la famiglia gelosamente protetta dal leader democristiano, che concludeva le missive con «baci ai bambini». Raccontano di incontri con ambasciatori e cardinali, di riunioni in Parlamento e impegni di partito e di quando andava a dormire dalle suore sopra le catacombe di Priscilla. Le confessioni di De Gasperi, l’ictus di Segni, i retroscena dell’elezione di Papa Montini si mescolano ad aneddoti di vita familiare. Cara Liviuccia è un intimo e rivelatore spaccato di storia italiana che sarà presentato a Celano, oggi alle 17, alla presenza di Serena e Stefano Andreotti.
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