«Le mie paure sono già tutte nei miei libri»

10 Aprile 2020

L’autrice pescarese di thriller pluripremiati racconta la sua quarantena «senza noia»

PESCARA. Il mondo, dalle immagini che arrivano dalla televisione a quelle sui telefonini, ma soprattutto quello che ognuno vede intorno a sé, dal pianerottolo del proprio condominio al solito supermercato, si è trasformato nel set di tanti film di fantascienza, thriller fantascientifici (il boom di ascolti e visualizzazioni in questi giorni di “Contagion” di Steven Soderbergh la dice lunga sul clima che viviamo): tutti a respirare nelle mascherine più o meno arrangiate, tutti soli a guardarsi con un po’ di sospetto o almeno apprensione dietro le lenti appannate degli occhiali, mani guantate, file e file e file mute davanti a farmacie, negozi di alimentari, banche, tabaccai, edicole.
Uno scenario quotidiano inquietante che qualche settimana fa apparteneva alla fiction, al romanzo e che oggi è il nostro.
Angela Capobianchi è una scrittrice pluripremiata che della suspense che fiorisce dalla realtà ha fatto una cifra stilistica. Definita “Signora del giallo” è maestra indiscussa di opere in cui svetta la profondità del romanzo psicologico sulla dimensione di racconto di genere. La sua è una fantasia inesauribile che pesca in paure «intime e personali», confessa, riversandole in una narrazione attenta, precisa ed estremamente realistica, la tensione e l'eccitazione come elementi principali della trama, con una sintassi ritmata dietro una logica che mai tralascia la descrizione di luoghi in cui, se sempre è riconoscibile la sua Pescara, mai la città che l’autrice dichiara di «amare moltissimo», e da cui «mai» si separerebbe, è nominata.
«Pescara è la mia città. Qui sono nata e cresciuta ed è qui che – se dipenderà da me – finirò i miei giorni. Non c’è luogo al mondo che mi sia più caro», ha dichiarato presentando il suo ultimo libro, “La discendenza” pubblicato da Novecento Media nella collana Calibro 9, Ora, rigorosamente da casa, osserva lo svilupparsi della trama del mondo ai tempi del coronavirus, E lo elabora.
Si è subito spaventata o come ha percepito all’inizio e come vive ora la pandemia?
Agli albori di tutta questa storia sono stata portata a minimizzare, come tanti. Però qualcosa dentro di me mi diceva di stare all’erta, tant’è che già a febbraio ho insistito perché mio figlio, che studia a Milano, tornasse a casa. Oggi vivo ovattata, in una specie di bolla fluttuante nell’aria – anzi nell’etere – in attesa di tornare sulla Terra, a una vita che non riesco a immaginare come sarà.
Come le sembra che abbia reagito l’Italia, la gente e a livello umano o politico?
Penso che gli italiani abbiano complessivamente reagito molto bene, con saggezza, disciplina e senso di responsabilità. Quanto alla politica, fermo restando il diritto di ognuno di osservare quanto accade e trarne le proprie conclusioni, ritengo che in questa difficilissima fase emergenziale la priorità sia quella di fare fronte comune – tutti insieme – contro il virus e le minacce che incombono sul sistema Italia. Su tutto il resto, si avrà modo di confrontarsi e discutere in un secondo momento.
Se l’aspettava dal popolo italiano?
Sì, me l’aspettavo. Ho sempre creduto nell’intelligenza degli italiani.
La prima preoccupazione?
Il futuro prossimo, alla fine dell’emergenza.
Rispetta rigorosamente le regole, resta in casa e cosa le pesa di più?
Anche se fossi sola – e non lo sono – non sarebbe un problema. Io non ho mai temuto la solitudine, sono ben altre le cose che mi fanno paura. Quanto alle regole, le rispetto con scrupolo. Quando esco per fare la spesa, però, mi scoccia non poco stare lì a foderare la mascherina con la carta da forno, cercare per casa l’ultima stampata dell’autocertificazione, litigare con i guanti usa e getta e, soprattutto, dover trattare un’amica incontrata per caso nel supermercato come la madre di Ben Hur nella valle dei lebbrosi. Ma bisogna aver pazienza.
Come trascorre questo tempo di isolamento casalingo?
Occupandomi di tutta una serie di seccature che purtroppo non conoscono sospensione. E poi cucinando. Dormendo. Telefonando. Guardando la televisione. Leggendo. Scrivendo. Tempo per la noia: zero.
Legge dunque molto. Per lei cosa rappresenta la lettura?
La lettura è sempre stata importantissima per me. Paradossalmente, però, in questi tempi strani leggo un po’ meno del solito. Devo ancora capire perché. Ci rifletterò.
Cosa sta leggendo e quali libri suggerirebbe di leggere o rileggere?
Sto leggendo “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati. È una lettura lunga e impegnativa, e ora ho finalmente il tempo di dedicarle la giusta attenzione. Un mio consiglio? Si legga quel che si vuole, purché si legga. I libri fanno bene alla salute.
Scrive dunque. Un nuovo romanzo? Ci può anticipare qualcosa?
Sì, sto scrivendo un nuovo romanzo e spero di finire presto. Posso dire che è un thriller che vede sullo sfondo una storia familiare decisamente morbosa. A proposito di morbi.
Come autrice di gialli ambientati nell’attualità, pensa di poter scrivere ora prescindendo dalla pandemia, ovvero la immagina parte integrante di un plot?
La scrittura è filtro ed elaborazione, anche dei traumi e dei lutti. Però io ho sempre avuto bisogno di mettere spazio fra me e gli eventi per poterne scrivere. Fra l’altro, le mie paure sono talmente tante, articolate e fantasiose da non aver bisogno di essere alimentate da fatti veri. Le mie paure sono già nei miei libri, in quelli passati e in quelli che verranno: la realtà – per quanto perturbante e minacciosa – non riuscirà mai a contenerle tutte.
Le ultime notizie dicono che la distanza sociale necessaria per fermare il virus ce la porteremo dietro ancora a lungo, anche dopo la fine dell’emergenza, dunque cambieranno necessariamente tante cose, tante abitudini, dagli incontri letterari (il “suo” bellissimo festival Pescara a Luci gialle?) alle serate con amici o alla palma in spiaggia, cinema, teatro… Una riflessione?
Sì, il festival Pescara a Luci Gialle, programmato per maggio, è stato purtroppo rimandato. Ma è solo un rinvio, non certo una fine. Così come non sono finite le nostre meravigliose abitudini: baci, abbracci, strette di mano, incontri ed eventi, musica, mare, cultura e bellezza in condivisione. Torneranno presto, ne sono certa.
Comunque ottimista?
Cos’altro posso essere? Se questo virus è un meteorite, noi non siamo dinosauri. E quindi non ci lasceremo estinguere.
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