Le più belle melodie con l’Orchestrina Biancosarti

30 Gennaio 2015

PESCARA. Come si ritrovano 5 musicisti che facevano ska e reggae a mettere su una formazione che propone le più belle melodie italiane degli anni ’50 e ’60? Misteri dell'Orchestrina Biancosarti, che...

PESCARA. Come si ritrovano 5 musicisti che facevano ska e reggae a mettere su una formazione che propone le più belle melodie italiane degli anni ’50 e ’60? Misteri dell'Orchestrina Biancosarti, che oggi, per la prima volta in Abruzzo, suonerà a Pescara nell'ambito della rassegna della Fondazione Pescarabruzzo "Sabato in concerto jazz" (Maison Des Arts, corso Umberto 83; inizio ore 18, ingresso libero).

Sul palco Giovanni Pierino Tedeschi alla voce, Marco Cataldi alla chitarra acustica, Gabriele Fabrizi al sax, Franco Santodonato alla tromba e Rosario Liberti alla tuba. «Veniamo un po' tutto dal mondo del jazz», racconta Rosario Liberti «ma per oggi abbiamo una sola velleità: far divertire le persone». Ma il mistero del passaggio insolito da generi così diversi va svelato: «Tutta colpa, anzi merito, dello Zio Cacio», continua Liberti, «un signore sui 65 anni che veniva ad assistere sempre ai nostri concerti reggae, un vero scatenato, lui è un personaggio conosciuto in Ciociaria, zona dalla quale proveniamo un po' tutti, piano piano ci ha introdotto in un mondo bellissimo e in via di estinzione, quello delle serenate sotto le finestre. Lo Zio Cacio andava ancora di sera, proponendo così la sua musica e grazie a lui che ci siamo innamorati di pezzi indimenticabili». Vivere, Chellà là, Guarda che luna, Figlio unico, un repertorio che è una bella sfida «Vero, anche perché la nostra è una proposta acustica, mentre questi pezzi erano fatti in genere con grandi orchestrazioni, sono brani che testimoniano la presenza, in passato, di un artigianato musicale, che aveva in sè una cura maniacale per tutto».