Leone alla carriera per Tavernier «Un onore riceverlo dall’Italia»

9 Settembre 2015

VENEZIA. La Mostra del Cinema 2015 premia con il Leone d’oro alla Carriera il grande regista francese Bertrand Tavernier. Ieri, in Sala Grande, la cerimonia di consegna. Prima della cerimonia, è...

VENEZIA. La Mostra del Cinema 2015 premia con il Leone d’oro alla Carriera il grande regista francese Bertrand Tavernier. Ieri, in Sala Grande, la cerimonia di consegna.

Prima della cerimonia, è stato proiettato il film di Tavernier “La vie et rien d’autre” con Philippe Noiret e Sabine Azema; in fianco al regista, era presente l'attrice arrivata dal set in Provenza di “Cezanne et moi”, dove interpreta la mamma del pittore. La decisione del riconoscimento era stata presa dal Cda della Biennale con questa motivazione: «Tavernier è un autore completo, istintivamente anticonformista, coraggiosamente eclettico. L’insieme dei suoi film costituisce un corpus in parte anomalo nel panorama del cinema francese degli ultimi 40 anni». Il regista, 74 anni, ha accolto con emozione il riconoscimento: «Sono enormemente colpito» ha detto «di essere premiato in un paese come l’Italia che ha avuto grandi registi: Roberto Rossellini, Federico Fellini, Dino Risi, Mario Monicelli, Ettore Scola e Luigi Comencini. Loro mi hanno fatto amare il cinema». Poi, rispondendo a una domanda ha detto: «Non posso assolutamente lamentarmi di non avere avuto la dovuta considerazione nel mio paese dove ho ricevuto dei César e il premio Louis Delluc». E a chi gli ricorda che in alcuni film come “Mr. Nobody” di Jaco Van Dormael, il cinema francese viene deriso come se nei film non succedesse mai niente risponde: «È solo un luogo comune, Gene Hackman in una pellicola diceva questo di un film di Eric Rohmer. Me ne frego delle opinioni di Hackman». Poi, un ricordo del legame con Philippe Noiret: «Per tre anni mi è stato vicino quando ero un ragazzo e cercavo di fare con lui un film che nessuno voleva produrre. Gli ho chiesto: perché lo fai? E lui: ti avevo dato la mia parola».

Ecco allora che Tavernier, di fronte al premio, apre il suo core: «Ringrazio Dio per aver creato il festival di Venezia, o almeno avergli dato il permesso di esistere, mio padre per avermi insegnato il senso della storia e a saper ammirare, «Philippe Noiret, che per me è stato come un fratello e «mia moglie Sara. È difficile vivere con un regista e lei mi ha sempre sostenuto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA