Ligabue sbarca su Raiplay: «Mi racconto oltre il palco»

Arriva oggi la docu-serie “È andata così”, con Stefano Accorsi voce narrante
ROMA. «Ne ho fatte di cose in trenta anni di carriera: canzoni, film, racconti, romanzi, poesie. Sono sempre andato a testa bassa, senza fermarmi mai». Quello che mancava a Luciano Ligabue era una serie tv. Un pezzo del puzzle che si completa a partire dal questa sera con “Ligabue - È andata così”, sette capitoli (ognuno composto da tre episodi di 15 minuti) online su RaiPlay per cinque ore di programmazione in totale con la regia di Duccio Forzano, per raccontare, tra curiosità inedite ed esibizioni esclusive, la carriera del rocker su e giù dal palco, ma anche trenta anni di storia italiana.
«E anche per sfatare un mito: che io sia riservato», sottolinea l’artista di Correggio, 8dove è nato il 13 marzo 1960). «Nelle mie canzoni ho raccontato tanto di me». Insieme al Liga, a tenere il filo della narrazione tra aneddoti e ricordi che vanno dalla fine degli anni Ottanta a oggi, Stefano Accorsi, amico, fedele complice della rockstar in questa avventura televisiva, confidente e voce narrante nei panni di un deejay (nonché attore protagonista dei suoi film “Radiofreccia” e “Made in Italy”). «Luciano è sorprendente», racconta l'attore in un videomessaggio inviato, perché impegnato con il primo ciak di un film cui sta lavorando, «e con lui non ci si annoia mai. Mi auguro che la nostra collaborazione continui anche in altre forme. Io ci sono». E Ligabue sembra aver già raccolto l'invito dell’amico: «In chiusura della serie», rivela infatti, «ci facciamo una promessa su quello che faremo in futuro». Chissà che non possa essere un progetto tv, uno dei pochi tasselli che ancora mancano al corposo curriculum del cantautore. A tracciare il ritratto dell’artista anche tanti amici e colleghi, da Francesco De Gregori a Mauro Coruzzi, passando per Linus, Federico Poggipollini, Walter Veltroni, Elisa, Eugenio Finardi, Gino e Michele, Marco Ligabue, Linus, Nicoletta Mantovani, Camila Raznovich, Massimo Recalcati, Gerry Scotti. E non ci sono solo i successi, i fan adoranti, gli stadi stracolmi, ma anche gli inciampi, le zone d’ombra, le crisi. «Ne ho vissute tre», racconta il rocker. «La prima dopo il terzo album: sembrava che tutto il successo ottenuto fino a quel momento fosse improvvisamente sparito. La seconda è stata personale e risale alla fine degli anni ’90: non riuscivo a gestire la popolarità e avevo anche pensato di ritirarmi. Poi l’ultima legata a “Made in Italy”, un progetto molto articolato tra album e film. Mi sono ritrovato a perdere la voce e ho avuto la sensazione che non sarebbe più stata quella di prima». Sullo sfondo sempre la provincia emiliana: «È una delle cose per cui sono identificabile: ho sempre vissuto lì e non me ne sono mai voluto andare. Una delle cose che in trenta anni non sono cambiate, come l’impossibilità di rinunciare a fare concerti, che è sempre stata la mia stella polare».
E proprio a quelli guarda, dopo due anni di stop causa Covid. «Per me è una sorta di dipendenza, sono “tossico” dell’esperienza live. Ora vengo da un’astinenza lunghissima, mai capitata prima: attendo con ansia giugno». Quando, pandemia permettendo e dopo i rinvii, il 4 giugno è previsto “30 anni in un (nuovo) giorno” la festa alla nuova Arena di Campovolo. «Sto friggendo nella mia personale padella in attesa di tornare alla normalità, ma capisco la giusta cautela, fino a quando non ci si sentirà al sicuro», aggiunge Ligabue (che il 16 ottobre sarà protagonista alla Festa del Cinema a Roma con Fabrizio Moro per la presentazione del videoclip ufficiale della canzone “Sogni di rock’n’roll”, uno dei suoi primi successi), commentando il decreto sulla capienza per gli spettacoli dal vivo. «Un entusiasmo crescente ci ha accompagnato in questi mesi, mentre i vari capitoli di “È andata così” erano in preparazione», commenta Elena Capparelli, direttore di RaiPlay e Digital . «Un vero regalo, lungo trent’anni, per il nostro pubblico e per i fan di Ligabue, che ci regala ancora una volta emozioni, musica e parole». Un viaggio che mette insieme immagini di repertorio, dialoghi scritti ad hoc e testimonianze di ospiti, in un continuo avvicendarsi di differenti registri narrativi tra fiction, docu, attualità. “È andata così”, ma se non fosse andata così? «Chissà«, chiosa il Liga, «credo che avrei cambiato molti lavori, come avevo fatto fino al momento di sfondare nella musica. Ma chi può dire se oggi ne avrei trovati...».