Lino Banfi conquista Sorrento: «Così diventai tedesco»

SORRENTO . «La mia nomina ha avuto già il merito di far capire alla gente cosa sia l'Unesco. Ed ora tante proposte mi stanno arrivando per nuove candidature da sostenere, anche dal Nord Italia. Ma da...
SORRENTO . «La mia nomina ha avuto già il merito di far capire alla gente cosa sia l'Unesco. Ed ora tante proposte mi stanno arrivando per nuove candidature da sostenere, anche dal Nord Italia. Ma da tempo avevo suggerito a Canosa di inoltrare la richiesta per divenire “patrimonio mondiale dell'Umanita”». Lino Banfi si racconta e chiude con una serata d'onore i 41esimi “Incontri Internazionali del Cinema” di Sorrento dedicati alla Germania.
Dopo 5 giorni di proiezioni con anteprime, classici, e autori tedeschi come Doris Dorrie, la storica manifestazione fondata da Gian Luigi Rondi festeggia il popolare attore pugliese con “Indovina chi sposa mia figlia” di Neele Leana Vollmar, grande successo al botteghino in Germania 10 anni fa, dove Banfi è Antonio Marcipane, papà tipico meridionale di una ragazza italo-tedesca. «Recentemente mi è stato offerto anche un seguito del film, il mio personaggio sarebbe dovuto andare in America e conoscere De Niro. Ma ho deciso di non allontanarmi da mia moglie, a causa delle sue condizioni di salute. L’esperienza su quel set è stata indimenticabile, i tedeschi sono serissimi, prima di scegliermi avevano studiato tutto di me, da Nonno Libero alle commedie, all’esperienza con Risi. Credevo di dover essere doppiato e invece volevano proprio la mia voce! Credo sia avvenuto un miracolo, forse anche grazie a Papa Ratzinger di cui sono diventato amico, perché poi ci sono riuscito!» «La commedia era tratta da un romanzo di successo, il mio personaggio era ispirato al vero papà dell’autore, un famoso giornalista. Ancora adesso quando a Roma incrocio una comitiva tedesca mi salutano chiamandomi Marcipane». Dalle impressioni sul set tedesco alle atmosfere delle commedie sexy. «Era tutto molto gioioso, di garbo, e c’erano donne bellissime. Film sozzi? Ma se le ragazze facevano sempre la doccia! Con la Fenech sono in contatto, non dimentica mai le mie ricorrenze e sono contento che sia felice a Lisbona dove vive. I copioni potevano essere di sole 50 pagine e spesso c’era scritto “gags di Banfi a piacere”. Ma lo sapete che gli allenatori veri come Lippi ancora mi chiamano mister?», racconta ricordando aneddoti legati al suo immortale Oronzo Canà del film “L'allenatore nel pallone”, «E che Ancelotti quando andò a Parigi fece vedere ai suoi calciatori il film (dove appare, ndr) per spiegargli il modulo 5-5-5? ». E ancora sulla nomina Unesco : «Mi sono sentito come nella poesia di Totò “a Livella”, mi sono dovuto quasi giustificare, come lo spazzino sepolto accanto al nobile».