Lino Guanciale il bello dello spettacolo ha il cuore in Abruzzo

di Domenico Ranieri Bello e possibile, come il successo strepitoso che sta ottenendo con le ultime sue due fiction su Raiuno “Il sistema” e “Non dirlo al mio capo”. Guardi Lino Guanciale e a prima...
di Domenico Ranieri
Bello e possibile, come il successo strepitoso che sta ottenendo con le ultime sue due fiction su Raiuno “Il sistema” e “Non dirlo al mio capo”. Guardi Lino Guanciale e a prima vista sembra il classico baciato da Madre natura con un aspetto invidiabile e tanta fortuna. Poi lo conosci e scopri una persona determinata sì, ma umile e schietta, mosca bianca in un mondo, quello dello spettacolo, che va in un’altra direzione. Dai risultati di audience di “Non dirlo al tuo capo” e dalle nuove produzioni che l’attore avezzanese sta girando in questi giorni per la programmazione autunnale, ti aspetteresti un attore proiettato verso il pianeta fiction che significa più notorietà e più soldi. La sorpresa è che il suo grande amore è il teatro, da attore recitante con la sua compagnia e come consulente del Teatro dei Marsi di Avezzano.
Partiamo dalle fiction: grande soddisfazione?
«Sì, da un lato perché con “Il Sistema” Rai Uno torna a proporre il genere del poliziesco puro che non toccava da tempo. Diverso da Montalbano che è un giallo a sfondo poliziesco, in linea con la scrittura di Camilleri. È importante che la Rai si rilanci e il poliziesco ha molto mercato all’estero. “Non dirlo al mio capo”, invece, è una commedia fresca grazie a Tullio Manfredonia, ottimo regista che ha costruito personaggi divertenti e interessanti. E poi Vanessa è una persona adorabile».
La Incontrada l’ha definita una persona speciale, che effetto le fa?
«Ci sono affetto e stima personale. Professionalmente ci siamo trovati bene e ci siamo divertiti molto. Lei è una persona molto dolce».
A proposito, ci sarà un seguito? Da come è finita sembra di sì.
«Ormai quasi tutte le serie lasciano un’apertura che preluda a un ulteriore sviluppo in seconda stagione. Un po’ per scommessa e un po’ per puntare sulle qualità del prodotto. Sì, faremo un seguito».
Cinema, teatro, fiction: come conciliare cose serie e impegnate con soluzioni artistiche più leggere?
«In realtà senza l’uno e senza l’altro mi sentirei un po’ monco. Se non facessi teatro ne risentirei anche come equilibrio psicofisico. Ho necessità di mantenerlo come baricentro fisso della mia vita professionale. È lì che voglio stare. Mi fornisce delle risposte, mi fa conoscere me stesso un po’ di più. Poi c’è la televisione negli ultimi anni. Essere riconosciuti e gratificati è bello e la tv è un po’ un cavallo di Troia per migliorare il mio teatro. Continuo a pensare che il teatro sia il posto davvero rivoluzionario per attori e spettatori».
Quali i suoi progetti futuri?
«Sto girando a Trieste una serie molto bella, un giallo dai toni vagamente surreali scritto da Carlo Lucarelli, prodotto sempre per Raiuno, che si intitola “La porta rossa”. Io interpreto un commissario che viene ucciso ma continua a indagare sotto altra forma. È una specie di Ghost. C’è Gabriella Pession insieme a molti attori di Sky. A ottobre sarò di scena al teatro Argentina a Roma con “Ragazzi di vita” di Pasolini, per la regia di Massimo Popolizio. L’anno prossimo in tv andranno in onda “L’allieva” e “La porta rossa”. E poi a Natale “Istruzioni per non morire in pace” lo spettacolo teatrale della mia compagnia a Bologna e Firenze».
Qual è il personaggio cui è più legato?
«Quello che sto girando ora. Si chiama Cagliostro, ed è il migliore. Sono molto affezionato anche a Enrico Vinci».
Gli attori che stima di più?
«Elio Germano, Luca Marinelli, Claudio Santamaria, Claudio Gioè, Toni Servillo e Massimo Popolizio. Le ultime tre generazioni di attori non hanno nulla da invidiare a nessuno».
E tra le attrici?
«Antonietta Bello è nata protagonista ed è un’attrice di potenzialità eccezionali. E non lo dico per interesse perché è la mia compagna».
Ha ricevuto parecchi premi (il Flaiano per esempio). Quale riconoscimento potrebbe considerare il massimo per un attore?
«Ce ne sono tanti, ma forse è il David di Donatello. E mi auguro, con la mia compagnia “Carissimi padri”, di continuare e vincere l’Ubu, l’Oscar del teatro italiano».
Qual è il suo ruolo nella gestione del teatro di Avezzano?
«Da un anno e mezzo a questa parte è quello degli altri consulenti a costo zero. Luca Di Nicola, Roberta De Pascasio, Stefano Guarracini e Giampiero Nicoli. Siamo dei volontari e insieme cerchiamo di riflettere per confezionare la stagione e anche cercare di capire come trasformare il teatro in un polo di politica culturale. Oltre agli spettacoli organizzeremo anche altre attività come incontri con attori, con bambini, danza e altro. Sono ascoltato per l’esperienza sia da un punto di vista attoriale che organizzativa. Collaboro con grandi teatri pubblici (Modena e Roma ndr) da 10 anni».
Qual è il modello di gestione ideale del Teatro dei Marsi?
«Nonostante inizialmente la pensasse diversamente, il sindaco Gianni Di Pangrazio recentemente ha abbracciato l’idea che . se il Teatro dei Marsi venisse riconosciuto come teatro pubblico da Regione o Ministero prenderebbe sovvenzioni regionali o ministeriali e non sarebbe più una voce di bilancio del Comune. Avrebbe un proprio bilancio sovvenzionato da amministrazioni sovracomunali e comunque resterebbe socio. Senza però dover sacrificare fondi propri per gestione, ospitalità e produzione di spettacoli. Il Teatro dei Marsi ha tutti i numeri per riuscire a entrare in una delle classi previste per i finanziamenti. Attualmente è l’impianto più forte in Abruzzo grazie ai suoi circa 700 posti e al palcoscenico con dimensioni tali da accogliere qualsiasi tipo di allestimento».
Cosa teme?
«O ad Avezzano siamo bravi a farlo camminare da solo o qualcuno potrebbe esautorarci dalla gestione. Attualmente per il Comune è gravoso mantenere una struttura così nonostante la buona volontà. Sono stato testimone di un buon tentativo di gestione in quest’ultimo anno e mezzo. Anche i membri politici hanno messo la buona volontà per fare bene. Da due anni a questa parte il sistema pubblico di finanziamento è stato riformato e sono cadute molte teste. Di buono c’è che ha delle regole e qualsiasi teatro, se lo dimostra, può entrare in una delle classi di sovvenzione e quindi ammortare le spese gestionali. e poi produrre uno spettacolo è oneroso e nessun teatro con un solo bilancio comunale può ambire a fare vera produzione. La Marsica ha un bacino di utenza ideale anche per questo».
Qualcuno ha criticato il suo ruolo nella gestione.
«Mi pare che si sia fatta confusione e di questo dovrebbero parlare persone competenti. Io non voto ad Avezzano e tutto ciò che ho fatto l’ho fatto per amore della città. Gratuitamente».
Lei infatti vota a Roma e domenica c’è il ballottaggio. Per chi voterà: Raggi o Giachetti?
«È uno scontro interessante, sono sempre stato di sinistra, anche radicale e avrei molto da dire sulla condotta del Pd romano che ha dissipato un patrimonio di consensi per stare dietro a beghe rionali, ma Giachetti è persona estranea a tutto questo, è stata una candidatura intelligente nonostante riconosca meriti ai 5Stelle. Voterò Giachetti».
Quando salirà all’altare Lino Guanciale?
«In televisione e al cinema spesso, poi vedremo. Tra poco si sposa mio fratello Giorgio e per quest’anno la famiglia Guanciale ha già dato».
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