Lo splendore rinato della «reale delizia» di Carditello

╘di Jolanda FerraraNel cuore delle Terra dei fuochi, tra Caserta e Napoli, il real sito di Carditello attrattore culturale, naturale e turistico di caratura internazionale. San Tammaro pensa in in...
╘di Jolanda Ferrara
Nel cuore delle Terra dei fuochi, tra Caserta e Napoli, il real sito di Carditello attrattore culturale, naturale e turistico di caratura internazionale. San Tammaro pensa in in grande. E punta sulla storia. Una sfida, un sogno ad occhi aperti. L'ambizione è alta, le premesse per un cambio totale di prospettiva ci sono tutte.
Finalmente il territorio si accorge della grande bellezza del real sito borbonico di Carditello, che da ieri compare sui segnali stradali delle arterie campane. Un patrimonio storico e paesaggistico per molti versi unico, ma mai adeguatamente compreso. La tenuta, casino di caccia di Carlo di Borbone re di Napoli, è stata consegnata nel maggio 2016 dal Polo museale della Campania alla Fondazione omonima, nata da un accordo tra Mibact, Regione Campania e Comune di San Tammaro. L'incantevole residenza agreste è oggetto di restauro, ma questo non ne pregiudica la visita.
Conoscerla è partire per un viaggio nel tempo. Carditello è una stratificazione di storia, ogni dominatore passato di qui ha lasciato la sua impronta con l’intento di cancellare la memoria di chi c'era stato prima, raccontano i volontari di Agenda 21, giovani laureati della zona, preparati a dovere sull'argomento. L'ora e mezza riservataci in via straordinaria - prenotazioni chiuse fino a giugno - vola tra stupore e meraviglia, di sala in sala. Dallo scalone in marmo grigio di Mondragone, divelto e poi ricostruito, si accede all’appartamento reale, le stanze di re Ferdinando IV con i dipinti che raffigurano le messi, le vigne di Carditello e la famiglia del re (sfregiata dai garibaldini).
E la stanza dell’ellisse ritagliata nel pavimento, dove la tavola imbandita saliva tramite ruote dentate, al piano reale dalle cucine, decorata dagli affreschi di Fedele Fischetti. Ricorre il motivo vegetale, i bellissimi fiori, il cardo e l’alloro, simbolo massonico. La camera da letto affrescata dal Cammarano, ispirato dal Fischetti. Caminetti, rosoni, stucchi e le sete di San Leucio alle pareti della biblioteca di Maria Carolina d'Austria, moglie di Ferdinando. L'area antistante al reale edificio è formata da una pista in terra battuta per i cavalli. Che richiama la forma dei circhi romani, abbellita con fontane, obelischi e un tempietto circolare dalle forme classicheggianti. Impossibile lasciare la reggia senza favoleggiare di svaghi e intermezzi dei regnanti in quella “reale delizia”.
Carditello era parte integrante di un gruppo di 22 siti della dinastia dei Borbone posti nella Terra di Lavoro: Palazzo Reale di Napoli, Reggia di Capodimonte, Tenuta degli Astroni, Villa d’Elboeuf, Reggia di Portici, Villa Favorita, Palazzo d'Avalos nell'isola di Procida, lago di Agnano, Licola, Capriati a Volturno, Cardito, Reale tenuta di Persano, Fusaro di Maddaloni, Selva di Caiazzo, Sant'Arcangelo, Reggia di Caserta, San Leucio, Casino del Fusaro, Casino di Quisisana, Mondragone e Demanio di Calvi. Si favoleggia intorno a quelle mura storiche circondate da oltre duemila ettari di boschi e verdi pascoli, a nord del Volturno. Oggi è area bonificata, ma un tempo zona acquitrinosa, letteralmente infestata dal cardo selvatico, o cardo mariano.
«Una barriera per chi volesse inoltrarsi a piedi o a cavallo. Dal cardo, il nome di Carditello» spiegano le guide. Produzione abbandonata, il cardo, ma adeguatamente sfruttata sarebbe una inedita possibilità di ricchezza per il territorio. Di vocazioni naturali il sito ne ha da vendere, in effetti. Lo rimarca con convinzione Luigi Cimmino, presidente della Fondazione e consigliere anziano del cda. «Il sito deve ritrovare la sua vocazione venatoria come nel periodo di maggiore splendore, il 1791, apoteosi della casata borbonica», esordisce Cimmino. «Occorre tornare a puntare sull’allevamento della pregiata razza di cavalli Persano-Napolitano-Salernitano, il cavallino rampante simbolo della Ferrari per intenderci. Far sì che Carditello diventi centro di valorizzazione dell’arte equestre, con la speciale sezione dell’arma dei carabinieri a cavallo». É notizia che la Fondazione dal gennaio scorso ha avviato scambi con la Real esquela de arte equestre di Jerez de la Frontera, allo scopo di sviluppare una collaborazione con una delle più importanti accademie equestri del mondo.
Altra opportunità è rappresentata dalla vocazione agricola del sito. Sotto la dinastia dei Borbone, Carditello era fattoria sperimentale e azienda modello, ben organizzata nella produzione e commercializzazione di prodotti agricoli e caseari. Grano, vino, mozzarelle e perfino parmigiano reggiano ottenuto dal latte dei bovini allevati in loco. Idea, quella del parmigiano, importata da Carlo vissuto fino a 16 anni nel granducato di Parma. Una fattoria ante litteram secondo l'idea di Ferdinando IV, espressione di imprenditoria ispirata dalle idee illuministiche in voga in quei tempi.
Tutto questo, considera Cimmino, sarà possibile con la collaborazione delle Università di agraria e veterinaria. Intento della fondazione presieduta dal Luigi Nicolais e diretta da Angela Tecce, in dialogo sinergico con Agenda 21, è di ampliare la possibilità di fruizione secondo le attuali possibilità, assecondando le numerose richieste del pubblico. «I numeri ci danno ragione», gongola lo staff. «Da gennaio abbiamo avuto oltre 4mila visitatori prevalentemente dalla provincia di Napoli e Caserta. Per questi ultimi è stata un’autentica scoperta. Il Fai di Roma è tornato a visitarci per la seconda volta in due mesi. Anche un gruppo di Chieti, di recente. Dall'America sono venuti apposta per un progetto scolastico. Soltanto a livello museale potremmo dare lavoro ad almeno 2mila persone, contro i 40 attuali; a pieno regime sarebbero molti di più». Bella e ritrovata, insomma. Aperture ancora gratuite assicurate fino a giugno, fine settimana e festivi. In costante aggiornamento il calendario di attività collaterali: prenotazione@fondazionecarditello.org; pagina fb Agenda 21 .
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