“Love”, quando l’arte riflette sulla parola amore

ROMA. Le mille facce dell'amore, non solo cosmico, di Yayoi Kusama, quello spudorato e narcisistico di Francesco Vezzoli o carico di ieratico dolore di Andy Warhol, fino alle indicibili ossessioni di...
ROMA. Le mille facce dell'amore, non solo cosmico, di Yayoi Kusama, quello spudorato e narcisistico di Francesco Vezzoli o carico di ieratico dolore di Andy Warhol, fino alle indicibili ossessioni di Mark Manders, il sentimento universale per eccellenza è al centro di “Love”, la bella mostra allestita fino al 19 febbraio al Chiostro del Bramante a Roma. Esposte circa 40 opere realizzate dai protagonisti dell'arte contemporanea, che dagli anni '60 a oggi hanno spesso messo al centro della loro produzione i molti aspetti dell'amore.
Del resto, ha detto il curatore della rassegna Danilo Eccher, la sfida principale ha riguardato proprio il tema, tra i più complessi, perché «si corre il rischio di parlare di tutto e di niente». Alla base di una selezione puntuale di lavori veramente significativi di artisti e correnti, c'è infatti la volontà di capire «se ancora oggi il linguaggio espressivo sia in grado di raccontare un sentimento ambivalente come l'amore». Per questo, ha aggiunto il critico, la scelta è caduta su quegli artisti che più di tutti hanno insito nel proprio lavoro il gene dell'ambiguità. In un serrato dialogo tra la struttura architettonica rinascimentale del Chiostro e le opere contemporanee provenienti da tutto il mondo, il percorso espositivo non vuole (e non può) dare risposte. Al contrario, «offre tante chiavi di lettura, che a loro volte aprono molte porte». Ma, nell'arte come nella vita, «la chiave dell'amore è obliqua e nasconde dietro a sé non pochi tranelli», quello che appare spesso è ben diverso dalla sua essenza. «Il fatto - sottolinea Eccher - è che l'amore è un sentimento privato, segreto, quindi, con questa mostra, volevamo fare in modo che ogni visitatore fosse in grado di scoprire il proprio personalissimo lato dell'amore». Accompagnati da cinque audioguide diverse (dietro cui si nascondono altrettante differenti personalità degli anni '60-'70, da John Fitzgerald Kennedy a David Bowie a Coco Chanel), si inizia un percorso che prende le mosse da “Love”, l'installazione di Robert Indiana del '64, divenuta da subito icona indiscussa dell'amore, di forza dirompente e al tempo stesso di una disarmante semplicità.
A seguire, tre splendide opere di Tom Wesselmann, che propongono l'immagine di un amore sensuale, un elegante erotismo sussurrato, mai esibito, mentre Marc Quinn, tra fiori e sculture, punta all'estasi dell'equivoco, alla bellezza della natura e alla sua insita decadenza, alla dolcezza di un bacio e al tempo stesso alla sofferenza della malattia. Gilbert&George hanno invece inviato due grandi pannelli del 2008, dove l'Union Jack fa da contrappunto a ogni immagine, una sorta di amor patrio ribadito in tempo di Brexit. Ecco palpitante e danzante (al suono del Fado di Amalia Rodriguez) il cuore immenso e sfavillante di Joana Vasconcelos, realizzato con posate di plastica fluo, a suggerire l'eterna oscillazione fra la grandezza di un amore assoluto e la fragile quotidianità del suo essere. Costantemente in bilico tra bellezza e perdizione, le figure dimezzate di Mark Manders spiazzano e angosciano chi guarda, costrette come sono in morse di legno, incomplete e immobili, quasi congelate in un sentimento d'amore degenerato. Anche la Marilyn di Andy Warhol è una scelta molto poco scontata, dove il volto della diva è in negativo, ben lontano dall'icona sfavillante delle serie più note, simbolo più che mai di una complessità che travolge i sentimenti e le esistenze. E se per Francesco Vezzoli l'amore ha il volto di una classicità assoluta (riletta però con il corpo di Eva Mendez o il suo), il percorso si conclude con il capolavoro dell'artista giapponese Yayoi Kusam, dal titolo “All the Eternal Love I Have for the Pumpkins”, una vertigine di specchi e prospettive che si rincorrono all'infinito, tanto che il tempo massimo da trascorrere nell'installazione è di soli 30 secondi, ma sono sufficienti.