Mancini fa il padre separato al Teatro Ghione di Roma

PESCARA. Calcherà il palcoscenico del Teatro Ghione di Roma fino al prossimo 15 novembre Giampiero Mancini. L'attore pescarese, direttore artistico del laboratorio di formazione attoriale Smo Lab di...
PESCARA. Calcherà il palcoscenico del Teatro Ghione di Roma fino al prossimo 15 novembre Giampiero Mancini. L'attore pescarese, direttore artistico del laboratorio di formazione attoriale Smo Lab di via dei Peligni, è in questi giorni protagonista dello spettacolo “Separati”, scritto e diretto da Alessandro Capone. Nel cast della divertente commedia ci sono anche Emy Bergamo, Francesco Bauco, Massimiliano Vado, Roberto D’ Alessandro. Un atto unico incentrato sull'amicizia maschile e il fallimento del rapporto amoroso. Max, scrittore reduce da una separazione che lo ha ridotto sul lastrico, trova conforto nei suoi tre amici, anch'essi separati. Fino a quando nella sua vita entra la vicina Francesca. Una nuova relazione che, però, si rivelerà essere tutt'altro che rose e fiori.
«Separati: la condizione più diffusa al momento», dice Alessandro Capone, già autore della commedia “Uomini sull'orlo di una crisi di nervi” scritta, circa vent'anni fa, insieme con Rosario Galli. «Il grande successo fu determinato certamente perché “Uomini” fotografava la situazione dell'Italia di quegli anni: il matrimonio come istituzione stava andando in crisi, le coppie crollavano, esplodevano, era sempre più difficile mandare avanti un'unione tra uomo e donna. Il tutto raccontato dal punto di vista maschile, tanto che quando andò in scena le donne ridevano poco e tutte le sere fuori dal teatro diverse coppie finivano a litigare. Poi il tessuto sociale è cambiato profondamente».
Si arriva, dunque, a “Separati” che, come sottolinea il regista, «vuole essere materia di riflessione sul cambiamento. Ormai le coppie si formano e si disfano come se fosse un fenomeno accettato, a volte scontato». Non soltanto uno sguardo sulla condizione «dei padri separati sempre più in difficoltà».
“Separati” vuole anche raccontare un disagio «unito a una sempre più crescente incapacità di amare e di amarsi. Un disagio nella comunicazione, in anni dove proprio questa, tra social network di ogni genere, whatsapp e affini nati proprio per una maggiore possibilità di comunicare, stanno in realtà minando la capacità di farlo, di stare insieme». Il tutto viene raccontato con il linguaggio tipico della commedia all'italiana, che sa essere amara e divertente nello stesso tempo.
Rosa Anna Buonomo
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