Mancini stasera a “Storie”: teatro e tv, attori si nasce è un mestiere complicato

Il pescarese ha recitato in “Un posto al sole” e “Squadra antimafia” E da 10 anni è il motivatore di Bocelli: lo aiuto a fare un passo alla volta
«Attori si nasce, lo si capisce fin da subito e, a questo punto, non bisogna fare altro che la cosa che tu sei diventi anche la cosa che tu fai». Parola di Giampiero Mancini, pescarese, attore in tv e a teatro, regista e actor coach di fama internazionale. «Quello che sei non è ciò che fai», ripete Mancini come un mantra, «Bukowsky era uno scrittore anche se lavorava all’ufficio postale e Kafka non è mai stato un assicuratore anche se lo faceva di mestiere». È Mancini un altro ospite di “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete8 in collaborazione con il Centro in onda questa sera alle ore 21 per la regia di Antonio D’Ottavio.
All’età di 19 anni, dopo aver portato in scena il monologo “Il Grigio” di Giorgio Gaber, un’impresa di tre ore, Mancini è stato definito «uno dei talenti più cristallini del teatro». Poi, è arrivata anche la tv: recentemente lo abbiamo visto spuntare nella soap nazionalpopolare Un posto al sole, da cattivo e spietato in Squadra antimafia con Giulia Michelini, nel Don Matteo di Terence Hill e in Come un delfino al fianco di Raoul Bova. Al cinema ha recitato in Hard night falling, insieme a Dolph Lundgren, il biondo di “Ti spiezzo in due”. Anche sul grande schermo Mancini ha interpretato un ruolo che gli sembra cucito addosso: «Mi fanno fare spesso il detective», racconta lui che ha messo i panni dell’investigatore anche nella fiction Rai Mentre ero via, di Michele Soavi con Vittoria Puccini. Virale il suo spot da magazziniere della Roma con Francesco Totti: «A Roma mi fermavano tutti e mi chiedevano le maglie di Totti». Guida astrologica per cuori infranti su Netflix e lo spettacolo teatrale Natura morta in un fosso sono tra i suoi ultimi lavori.
«Una volta che nasci attore», dice Mancini, «tu già capisci quale deve essere la tua occupazione, altrimenti, al di fuori di quello, è soltanto un’attesa di ciò che sarà. E contrariamente a quello che si pensa, non è vero che questo capiti a persone dal carattere eccezionalmente esuberante: è vero il contrario perché tanti miei colleghi sono estremamente riflessivi».
Un’altra faccia di Mancini è quella del motivatore: da oltre 10 anni è personal coach di Andrea Bocelli. Dietro le imprese del tenore non vedente che va in scena senza alcun limite c’è anche la spinta di Mancini: «Bocelli è una persona meravigliosa e sempre pronta a nuove sfide», dice. Ma come si motiva una persona a fare sempre meglio e a non mollare? «Mostrandogli un lato della realtà che tendiamo a non vedere: noi guardiamo sempre alla punta della montagna, all’arrivo, mentre il mio lavoro è tenere ferma l’attenzione sul passo che si sta facendo, sul qui e ora, perché è così che si costruire la conquista di una vetta. Un risultato si costruisce passo dopo passo. E come motivo me stesso? Cerco ogni giorno qualcosa che faccia pendere la bilancia della mia felicità verso l’up perché gli artisti rischiano dei momenti di down pazzeschi».
Mancini guida una scuola di recitazione, lo Smo Lab a Pescara: «Il talento è sopravvalutato», assicura, «senza essere suffragato dallo studio è qualcosa che può andare sprecato. Il talento va sostenuto con ferocia. Le persone talentuose sanno di esserlo e spesso ci si poggiano sopra: chi ha talento deve lavorare sodo per consolidarlo. A me piace molto insegnare, non è un rifugio per quando non si lavora».