Marchionne, il giocatore che ha salvato la Fiat

22 Ottobre 2018

La storia del manager abruzzese in un saggio di Luca Ponzi: «Ha lasciato un segno indelebile in Italia»

ROMA. Luca Ponzi, caporedattore della Rai Calabria, nel periodo in cui ha lavorato a Torino ha seguito a lungo per il Tg1 e il Tg2 le vicende Fiat. Questo gli ha consentito di instaurare un rapporto speciale con Sergio Marchionne, il manager abruzzese che ha rivoluzionato l'azienda automobilistica torinese, conferendole anche una nuova immagine a livello internazionale, e morto prematuramente nello scorso mese di luglio. Ponzi ha raccontato l'affascinante storia di Sergio Marchionne, nato a Chieti, in un libro che ha scritto per i tipi della Rubbettino «Sergio Marchionne, la storia del manager che ha salvato la Fiat e conquistato la Chrysler» (136 pagine, 14 euro).
Nel volume sono riportati diversi aneddoti ed una serie di interviste esclusive che il manager rilasciò a Ponzi durante i 14 anni che trascorse alla guida del Gruppo diventato Fca, dopo la fusione con Chrysler. Ponzi racconta la figura del «personaggio Marchionne» svelando caratteristiche inedite della sua personalità. «Un manager visionario», scrive Ponzi, «al pari dei più grandi, quali Steve Jobs, Bill Gates e Jeff Bezos, capace di affrontare il presente sognando il futuro oppure il duro che non esitava a scontrarsi con i sindacalisti della Fiom e a sbattere la porta e uscire da Confindustria. Marchionne “il giocatore” che riuscì a salvare la Fiat quando, sono parole sue, era “tecnicamente fallita”, ma anche a giocare d'azzardo (o d'astuzia) con General Motors, passando in una notte di San Valentino da predatore a preda, fino alla conquista, per nessuno immaginabile, di Chrysler. Come per Valletta, il papà della 500, anche Marchionne ha segnato la storia della Fiat e del mondo automobilistico. Ma mentre il primo aveva spinto sulla motorizzazione di massa, facendo di Torino la capitale dell'auto, il manager italo-canadese ha scommesso sulla globalizzazione, convincendo a parlare inglese tutta l'azienda, nel frattempo divenuta Fca». «Un manager duro, esigente», scrive ancora Luca Ponzi, «ma anche un uomo capace di slanci emotivi improvvisi».
Il libro ripercorre l'arrivo di Marchionne a Torino, che all'epoca era un manager sconosciuto al grande pubblico e «indossava ancora la cravatta». La Fiat, all'epoca, era sull'orlo del baratro, cassetti vuoti, zero progetti, modelli vecchi, clienti sempre meno affezionati. «Marchionne», scrive Ponzi, «è riuscito a invertire la tendenza, ha giocato una vitale partita con General Motors, facendosi pagare un miliardo e mezzo di dollari per evitare le clausole di un contratto che obbligava gli americani a prendersi la Fiat in crisi. Ha conquistato la Chrysler grazie a Obama senza tirar fuori un quattrino, ma ha anche ingaggiato un duro braccio di ferro con la Fiom e mettendo in garage lo storico marchio Lancia. Marchionne», scrive Ponzi, «é stato un manager che ha lasciato un segno indelebile non solo in Italia e che ha spronato molti giovani a guardare avanti».
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