Mario Calabresi racconta “La mattina dopo”

20 Settembre 2019

Nel nuovo libro del giornalista le storie del vuoto che segue sempre a un grande dolore

Al momento cruciale in cui ci accorgiamo che la vita va avanti ma nulla è più come prima, Mario Calabresi dedica il suo nuovo libro, “La mattina dopo” (144 pagine, 17 euro, Mondadori).
Partendo dal proprio vissuto per poi aprirsi alle esperienze altrui, Calabresi racconta il vuoto che tutti viviamo il giorno dopo un grande dolore. «Sono anni che mi interrogo sul giorno dopo. Sappiamo tutti di cosa si tratta, di quel risveglio che per un istante è normale, ma subito dopo viene aggredito dal dolore», scrive Calabresi, che è stato direttore della Stampa e fino al febbraio scorso di Repubblica ed è autore di numerosi libri tra cui “Spingendo la notte più in là” e “Cosa tiene accese le stelle”. Quando si perde un genitore, un compagno, un figlio, un lavoro, una sfida decisiva, quando si commette un errore, quando si va in pensione o ci si trasferisce, c’è sempre una mattina dopo. Un senso di vuoto, una vertigine. Che ci prende quando ci accorgiamo che qualcosa o qualcuno che avevamo da anni, e pensavamo avremmo avuto per sempre, improvvisamente non c’è piu. Perché dopo una perdita o un cambiamento, arriva sempre il momento in cui capiamo che la vita va avanti, si, ma niente è piu come prima, e noi non siamo più quelli di ieri. Un risveglio che è inevitabilmente un nuovo inizio. Una cesura dal passato, un da oggi in poi.
Così Calabresi racconta prospettive e vite diverse, che hanno tutte in comune la lotta per ricominciare, a partire dalla mattina dopo. Per Daniela è dopo l'incidente in cui ha perso l'uso delle gambe; per Damiano è dopo il disastro aereo a cui è sopravvissuto; per Gemma è dopo la perdita del marito.
Ma il libro è anche un viaggio nel passato familiare, con la storia di Carlo e del suo rifiuto di prendere la tessera del fascismo, che gli costò il posto di lavoro ma gli aprì una nuova vita felice. Storie di resilienza, di coraggio, di cambiamento, storie di persone che hanno trovato la forza di guardare oltre il dolore dell'oggi, per ricostruirsi un domani. Perché, spiega Mario Calabresi «il giorno dopo finisce quando i conti sono regolati, quando ti fai una ragione delle cose e puoi provare a guardare avanti, anche se quel davanti magari è molto diverso da quello che avevi immaginato».
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