Massini e l’inaspettato Tony Award vinto con “Lehman Trilogy”

15 Giugno 2022

Il drammaturgo toscano si aggiudica il riconoscimento come Migliore opera teatrale nel tempio di Broadway

«Sono ancora incredulo: trovarmi in vetta al teatro mondiale è davvero inaspettato». È emozionato Stefano Massini, lo scrittore e drammaturgo che ha trionfato ai Tony Awards, la notte scorsa a Broadway, vincendo il premio per la Migliore opera teatrale con “Lehman Trilogy”, la pièce in tre atti dedicata alla saga, lunga 150 anni, di una famiglia che ha contribuito alla crisi e alla crescita del sistema di Wall Street, che si è aggiudicata anche i premi per il Miglior attore protagonista in un’opera teatrale (Simon Russell Beale), Miglior regia (Sam Mendes), Miglior set design (Es Devlin), Miglior lighting design (Jon Clark).
«È vero che avevamo 8 candidature», spiega lo scrittore e drammaturgo toscano (Firenze, 22 settembre 1975) «ma se da tanti osservatori veniva dato per scontato il riconoscimento alla regia di Mendes e agli attori, era invece ritenuto impossibile che nella categoria Best play alla 75ª edizione degli Oscar del teatro americano vincesse un foreigner, che un immigrant playwright salisse sul podio che fu di Arthur Miller o di Tennessee Williams. È stato incredibile trovarmi in mezzo alle star, a pochi passi da me c’erano Samuel Jackson, Hugh Jackman, Billy Cristal, nomi leggendari che di solito vedo al cinema o in tv. E dunque aggiudicarmi il Tony era per me al di là di ogni immaginazione: non è falsa modestia, ma pura verità. Tra l’altro già 4 anni fa, ai premi Laurence Olivier, massimo riconoscimento del teatro inglese, era stata esclusa una mia vittoria ed effettivamente non ci fu alcun riconoscimento, anche perché “Lehman Trilogy” è una pièce scritta in un modo molto particolare, con un andamento da ballata».
Una storia potente e di respiro internazionale: «La cosa che mi ha colpito uscendo dal Radio City Hall tra migliaia di persone, sulla Sesta Avenue, è stato un ragazzetto portoricano, con gli occhiali, affiancato dal padre, che mi ha riconosciuto e mi ha detto: ho visto Lehman e ora farò di tutto per iscrivermi alla facoltà di economia. Mi ha fatto un effetto incredibile. Del resto i dirigenti di Wall Street dopo aver visto il debutto dell’opera a Broadway hanno voluto che i tre attori andassero in abiti di scena ad aprire una sessione di contrattazioni alla Borsa di New York: e così è stato, e hanno suonato la famosa campanella. A dimostrazione del fatto che questa storia è entrata nell’immaginario collettivo». Travolto dai messaggi di auguri e complimenti («Tra i tanti, mi ha fatto molto piacere quello di Claudia Mori e Adriano Celentano»), Massini ci tiene a ricordare Luca Ronconi: il debutto di “Lehman Trilogy” avvenne al Piccolo di Milano nel 2015, ultimo progetto del grande regista. «Per me il Tony è sullo stesso piano di quella volta in cui, seduto su un divano, Ronconi, il mio maestro, mi disse: hai scritto un’opera sensazionale, ci farò sopra qualcosa». E l’opera diventerà una serie tv prodotta da Domenico Procacci per Fandango e da Lorenzo Mieli per The Apartment Pictures, squadra che ha portato al successo internazionale la serie Rai-Hbo dell’Amica Geniale. Massini è coinvolto («ma non posso dire nulla») e ora lavora a «Manhattan Project, che col passo epico, narrativo e intriso di ebraismo di Lehman Trilogy racconterà la nascita della bomba atomica».