Mauro racconta 30 anni di economia abruzzese
Oggi a Pescara la presentazione dell’ultimo lavoro dell’economista: “L’Abruzzo, l’Europa, la crescita”
PESCARA. “L’Abruzzo, l’Europa, la crescita” è il titolo dell’ultimo libro dell’economista Giuseppe Mauro dedicato alla storia economica dell’Abruzzo (Editrice Carabba, 380 pagine, 22 euro). Il libro viene presentato oggi alle ore 15,30 nell’aula 27B dell’Università d’Annunzio. Intervengono oltre dall’autore, ordinario di Politica economica alla d’Annunzio, il rettore Carmine Di Ilio, il sindaco di Pescara Marco Alessandrini, La professoressa Augusta Consorti del dipartimento di Economia aziendale, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, il vicepresidente del consiglio regionale Paolo Gatti, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, l’assessore regionale alle attività produttive Giovanni Lolli. Coordina il direttore del Centro Mauro Tedeschini. «Il libro», spiega Mauro, «è una sorta di storia economica dell'Abruzzo di questi ultimi 30 anni. Tutti i saggi e gli articoli che ho raccolto nel volume hanno un'intonazione piuttosto equilibrata e partono da dati certi e concreti, quindi il libro non cede né al pessimismo di maniera ma neanche alla retorica dell'ottimismo». Particolarmente attente le pagine sulla grande crisi del 2008. «Il libro», spiega l’economista, «evidenzia come dal momento dello scoppio delle due crisi finanziarie le ripercussioni sull’economia reale della nostra Regione sono state profonde. Il Pil è tornato indietro di circa 14 anni, il tasso di disoccupazione è praticamente raddoppiato, la metà dei giovani è praticamente senza lavoro e tendono ad aumentare le famiglie in condizioni disagiate o di povertà. Si è generata una situazione in cui le famiglie tendono più a risparmiare che a consumare il loro reddito e lo stesso comportamento vale per le banche e le imprese. Per l’Abruzzo il percorso è risultato ancora più stretto non solo a causa del terremoto del 2009 ma anche per la quasi totale assenza di risorse endogene in grado di rilanciare gli investimenti». Nonostante questo l’Abruzzo rispetto al Mezzogiorno, sottolinea Mauro, presenta peculiarità su cui poter fondare una politica industriale di sviluppo: «Si può dire che mentre nel Mezzogiorno la componente industriale tende a sparire, in Abruzzo abbiamo ancora una presenza industriale significativa, che incide del 21% sul valore aggiunto. Questo induce a una maggiore responsabilità da parte degli attori locali. Io ad esempio pongo al centro di questa analisi la politica industriale, non solo perché incide sul valore aggiunto, ma perché significa innovazione e crescita dei servizi». Centrale nell’analisi di Mauro è il ruolo dell’Europa. «Si stanno formando due schieramenti. Il primo dice che bisogna essere europeisti e osservare le regole, il secondo si pone su posizioni nettamente antieuropee e sostiene l’uscita dall’euro. Forse è più opportuna la posizione intermedia e dire all’Europa: meno regole e più lavoro».