Meetup, Jamboree, Social L’Italiano? Sembra l’Inglese

13 Gennaio 2017

È in libreria l’edizione 2017 dizionario Zingarelli: nuove parole, anglismi entrati nella lingua comune e personaggi noti che spiegano i mutamenti

di Giuliano Di Tanna

C’è chi pensa che uno dei testi centrali per capire i tempi in cui viviamo, caratterizzati dalla proliferazione di informazioni (fake news comprese) e dalle estreme specializzazioni dei saperi, sia addirittura un libro dell’Ottocento, che porta il titolo di “Bouvard e Pécuchet”, un romanzo che l’autore, Gustave Flaubert, lasciò incompiuto alla morte.

Il libro (pubblicato postumo nel 1881) è la storia di due scrivani che si mettono in testa di capire il mondo e di spiegarlo possibilmente. Abbandonata la loro professione, i due scrivani si inabissano nella lettura di tutto lo scibile umano, passando da una branca del sapere all’altra, dalla biologia all’astronomia fino alla numismatica. Alla fine, i due candidi scrivani gettano la spugna. Capiscono che la messe di informazioni a disposizione è così vasta e contraddittoria che non ne ricaverannno mai niente di buono.Così tornano alla casella di partenza: si rimettono a copiare testi, tornano a fare gli scrivani. Fra i libri consultati da Bouvard e Pécuchet ci sono anche molti dizionari. E lo stesso Flaubert, dalla mole enorme che lui stesso aveva consultato per scrivere il suo libro aveva ricavato un’appendice che chiamò “Dizionario dei lughi comuni”, uno sciocchezzaio in cui aveva catalogato in ordine alfabetico le cosiddette idee ricevute – le banalità diremmo noi – che affollavano le conversazioni private e i discorsi pubblici dei suoi tempi, che tanto somigliano ai nostri.

I dizionari veri, all’epoca del Positivismo in cui vivevano Flaubert e i suoi due scrivani, avevano un’ambizione: quella di repertare (e spiegare) le parole che usiamo, funzionando come le porte girevoli di un hotel sempre pronte ad accogliere nuovi vocaboli e verbi. E’ un proposito, quello di mettere ordine nel caos linguistico e del sapere, che i dizionari moderni condividono con quelli dei tempi di Bouvard e Pécuchet, con risultati (forse) migliori. Un dizionario, infatti, è sempre una sorta di rapporto sullo stato di salute di una lingua ma anche di un Paese.

Il dizionario per eccellenza dell’Italiano è lo Zingarelli, che prende il nome dal linguista di Cerignola che ne curò la prima edizione. I curatori dell’edizione 2017 dello Zingarelli (da pochi giorni in libreria), Mario Cannella e Beata Lazzarini, ricordano che proprio cento anni fa, nel 1917, Nicola Zingarelli cominciò a pubblicare in fascicoli il “Vocabolario della lingua italiana”, poi uscito la prima volta in volume nel 1922.

Che Italia è allora quella raccontata dallo Zingarelli 2017? E’ un Paese che, anche a sua insaputa, sta diventando multilinguistico o, per essere più precisi, semi-anglofono. Ma non solo. C’è un’Italia che è sicuramente quella dei Meetup (sito che mette in contatto persone che hanno interessi comuni. Incontro organizzato tramite tale sito) e dei Jamboree (dal raduno degli scout, quello di appassionati come il Summer Jamborre a Senigallia, da 18 anni dedicato agli appassionati di anni '50) e degli Emoij (piccola icona usata nella messaggistica digitale e nei social network, che raffigura faccine, oggetti, animali, ecc.). Questa è l'Italia giovane, legata ai social e apparentemente spensierata, quella battezzata generazione Erasmus

Accanto alle parole nuove, lo Zingarelli da alcuni anni chiede definizioni di parole classiche a personaggi noti, che ne danno una loro interpretazione.

Da una parte c'è, quindi, Luciano Canfora, filologo classico e storico, che spiega, con un certo pessimismo e comunque apertura al futuro cosa per lui sia il Cambiamento (non necessariamente «sinonimo di progresso» come dimostrano l’Otttocento e il Novecento), in un paese Cattivista (giornalistico, che - o chi - dimostra cattivismo), che non lesina Carognaggine (modo di essere di chi è una carogna) ed eccede nel Luogocomunismo (banalizzazione di concetti, tendenza a usare frasi fatte, argomenti banali e scontati), nel Bullizzare, convive con Ecoreato, Ecocatostrofismo, con Euroburocrazia, Foreign Fighter, Trollare (offendere e perseguitare sui social), non a caso tutte parole che entrano ora, nel 2017, nel vocabolario.

Dall'altra parte, ecco Paola Cortellesi, attrice, che spiega cosa sia il Sorriso, tra l'altro definendolo «farmaco salvavita: lenisce i dolori di varia natura» e anche che «accende le passioni, annega le offese» e per questo «considerato arma di difesa universale» trovandoci a vivere tra gente che fa il Fotoringiovanimento (tecnica di ringiovanimento della pelle mediante l'applicazione di luce laser o pulsata), oppure il Picotage (tecnica di rigenerazione della pelle mediante iniezioni intradermiche di acido ialuronico, al fine di stimolare la produzione di collagene) per Vigoressia (disturbo di chi ha un culto ossessivo della forma fisica) e cerca di farsi accettare col Piacionismo (comportamento tipico dei piacioni) e comunque ricorre al Camouflage (trucco che copre inestetismi temporanei).

Lo Zingarelli 2017 è pubblicato dalla Zanichelli in varie edizioni e formati: 2.690 pagine; versione Plus: volume + Dvd e download per Windows e Mac + app per iOS e Android + 365 giorni di consultazione online, con aggiornamenti rilasciati nell'anno, 81,50 euro; ebook 365 con 365 giorni di consultazione online e offline con aggiornamenti rilasciati nell'anno, 13,10 euro.

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