Melozzi e il trionfo con i Måneskin «Ho ballato con tutta l’orchestra»

8 Marzo 2021

Il musicista teramano: questo successo un bel segno, ha vinto la personalità, non chi ha più follower «Nella mia città farei dieci feste, anche se preferirei celebrare la fondazione di un nuovo teatro»

«Che serata, che notte, che viaggio! Un’emozione bellissima. Questa volta all’alba… avrò già vinto»: citando la “Turandot”, ha scritto così sui social alle tre Enrico Melozzi sotto la foto sul palco dell’Ariston coi Måneskin pochi minuti dopo la vittoria al 71° Festival di Sanremo. Ieri, dopo poche ore di sonno e tra un treno e l’altro che lo riportava a Roma, il maestro teramano, che ha orchestrato e diretto con energia e carisma la travolgente band romana nel pezzo vincitore “Zitti e buoni”, ha risposto alle domande del Centro.
Maestro Melozzi, complimenti per aver portato alla vittoria i Måneskin, ma se l’aspettava? Dopo le prime due sere col voto della giuria demoscopica eravate al 15esimo posto.
«Ci speravo un pochettino, perché ogni sera i Måneskin guadagnavano cinque-sei posizioni. Io c’avevo messo il carico per il voto dell’orchestra, che ha fatto guadagnare sei posti, la sera dopo il voto della sala stampa ha portato al miglioramento di altre cinque posizioni. Alla fine, quando ieri sera (sabato, ndc) ho iniziato a vedere che in classifica uscivano man mano i nomi che erano davanti a noi ho capito che col voto da casa c’era stato un totale ribaltamento. È successo quello che non si aspettava nessuno, che vincesse un pezzo talmente anti-sistema come “Zitti e buoni”. Interpreto il voto come un gesto di cambiamento. Che poi, se ci rifletti, il pezzo dei Måneskin è quello col linguaggio più antico, un pezzo di rock duro anni '70. Da venerdì ho iniziato a credere nel podio, ma il primo posto non me lo aspettavo. Il voto dell’orchestra è stato il più decisivo».
Anche i professori della Sinfonica di Sanremo sembravano felici del risultato, in piedi per la riesecuzione di “Zitti e buoni” dopo la proclamazione.
«Una mia provocazione, ho urlato “tutti in piedi” ed è stato il delirio. Hanno suonato in piedi alla barocca, come faceva l’orchestra di Vivaldi e come oggi facciamo coi 100 Cellos. Un momento barock».
Cosa vi siete detti coi Måneskin dopo il trionfo?
«Tanta gratitudine reciproca, questi ragazzi mi idolatrano. Il bellissimo gesto di darmi i fiori è stato l’omaggio simbolico, attraverso me, a tutti i musicisti, al nostro mestiere, a chi sta soffrendo. Sono giovanissimi ma hanno speso belle parole, parole mature, hanno una marcia in più. Che differenza con certi ministri che in passato dicevano che facevamo solo divertire».
Quanti messaggi di congratulazioni ha ricevuto?
«Migliaia, non so da dove cominciare a rispondere. Lo farò nei prossimi giorni, quando ripiomberà la solitudine»
Tornando al voto, sapevate che Chiara Ferragni aveva scatenato i suoi 22 milioni di follower chiedendo di votare Fedez e Michielin?
«Ovvio che lo sapevamo, davo quasi per scontato il risultato, anche Fedez ha tanti follower. Mentre i Måneskin 700mila, ma ora saranno arrivati al milione, e io poco più di 10mila. Però, evidentemente, vince non chi è più forte ma chi è più bravo, un bel segno anche per l’Italia. Per noi italiani così fatalisti è un bel segno. Ha vinto la personalità, il non fare calcoli, la libertà di presentare un pezzo non da festival. È la prova che con coerenza, umiltà, dignità e talento ce la puoi fare. In questo periodo di depressione generale è un bel segnale».
Chi vuole ringraziare?
«Il produttore che mi ha fatto dirigere gli artisti, Fabrizio Ferraguzzo. È geniale, ha una grande visione e un pazzesco talento musicale. Negli ultimi tre anni mi ha dato tante opportunità»
A parte gli artisti da lei diretti, Måneskin e Fasma, quale altro brano ha apprezzato?
«Mi sono piaciuti Colapesce e Di Martino, Madame, e pure Orietta Berti, la canzone è bellissima, ben scritta, e lei ha voce, forza e simpatia. E gli Extraliscio, due di loro, sassofonista e clarinettista, hanno suonato con noi 100 Cellos al Ravenna Festival di Riccardo Muti. Io poi sono onnivoro, mi piace tutta la musica, apprezzo il lavoro che c’è dietro».
Nel 2012 dopo il terzo posto con Noemi organizzò una festa travolgente al Circolo teramano. Quando si potrà, festeggerà nella sua Teramo?
«Farei dieci feste. Certo, coi teramani preferirei festeggiare la fondazione di un nuovo teatro. Un vero teatro manca da sessant’anni, è un disonore. A Teramo c’è un clima culturale dimesso, post atomico. Almeno ora c’è il bellissimo progetto del teatro romano».