Mengoni: «Ecco il mio viaggio sul filo delle emozioni»

29 Aprile 2019

È un Marco Mengoni che si è scoperto cresciuto, senza più gambe che tremano prima di salire sul palco e con la sicurezza necessaria per farsi trasportare dalle canzoni importanti, quello che sabato...

È un Marco Mengoni che si è scoperto cresciuto, senza più gambe che tremano prima di salire sul palco e con la sicurezza necessaria per farsi trasportare dalle canzoni importanti, quello che sabato sera ha inaugurato il suo nuovo tour nei palazzetti italiani.
Lo spettacolo, che porterà in giro per l’Italia la voce di Ronciglione fino a fine maggio, è pensato come uno show che cresce e si trasforma, partendo da una presentazione minimal, che va arricchendosi lungo la strada di colori ed effetti scenografici ai quali Mengoni ha pensato a lungo. «Racconto un viaggio, quello del mio personale percorso di liberazione dai patemi d’animo», confessa, «e che penso di aver raggiunto molto dopo avere iniziato a fare questo mestiere. Ad un certo punto succede che capisci tante cose e ti liberi un po’. Oggi sono contento di essere più freddo rispetto alle mie emozioni, ma allo stesso tempo di essere in grado di portarle con me sul palco. Durante l’ultimo tour mi tremavano ancora le gambe non appena sentivo il pubblico che aspettava là fuori. A questo giro mi sento più maturo e posso concedermi di farmi trasportare dalle emozioni su pezzi per me importanti». Tra questi ci sono canzoni come Proteggimi da me, brani inseriti nella scaletta del concerto (della durata di 2 ore) assieme a Muhammad Alì che apre il live, Un giorno qualunque, Pronto a correre, un totale di 25 titoli per un viaggio musicale. «Ci siamo divertiti a creare 3 blocchi», spiega Mengoni, «e parlo al plurale perché questo show è frutto del lavoro fatto da tutti quelli che l’hanno messo in piedi e che ci lavorano ogni sera». Dall’analogico al digitale, attraverso uno schermo trasparente, un fondale industriale che delimita lo spazio di scena con un muro di lamiera e sorgenti laser realizzate negli Stati Uniti. Durante il concerto, Mengoni si ritaglia (e ritaglia per il suo pubblico) un momento “no telefonini”, spegnendo le luci e chiedendo a tutti di concentrarsi solo sulle canzoni. Il “miracolo” riesce. «Sono di quelli che va a vedere i concerti di tutti», ha commentato la voce di Esseri umani «e oltre a contare fino all'ultima lampadina del palco per vedere se ne hanno più di me, osservo quello che fanno le persone. Durante 2 ore di concerto è anche bello concedersi qualche minuto di concentrazione solo sulla musica, senza riprendere con i telefonini. Mi è sembrato un escamotage ben riuscito». Tra un brano originale e l’altro, in scena con Mengoni ci sono i suoi più cari riferimenti musicali, tra Buena Vista Social Club e Adele, Sam Cooke, Stevie Wonder, un omaggio a Frida Kahlo e altro ancora. «Tutte le mie passioni sono arrivate su palco», racconta, «così i miei ascolti. Sempre stato legato, per istinto, alla musica sudamericana e soprattutto a quella tradizionale. Poi del soul, che dire, vengo dall'Africa come tutti noi e ne sento il richiamo». Dopo le date torinesi (ieri il bis), Atlantico tour proseguirà a maggio verso Milano (1,2,4,5), Roma (8,10,11), Bari (13,14), Caserta (16), Eboli (18), Firenze (21, 22), Verona (24, 25, 26 all'Arena), Rimini (29), per finire con Bologna il 30.