Mercoledì delle ceneri, la poesia che si fa preghiera

Il poema di Thomas Stearns Eliot letto nel suo giorno: «Insegnaci ad aver cura e a non curare...»
di Giovanni D’Alessandro
Fra i tributi che la cultura contemporanea ha portato al Mercoledì delle ceneri, che cade oggi, nessuno è più noto e più alto dell'omonimo poemetto Ash Wednesday che il poeta, saggista, drammaturgo Thomas Stearns Eliot (1888-1965) scrisse tra il 1927 e il 1930. La fama e la posizione che aveva raggiunto in Inghilterra, dove si era trasferito dalla nativa St. Louis negli Usa, erano enormemente cresciute negli anni trascorsi dalla pubblicazione de La terra desolata (1922), poema-spartiacque della poesia contemporanea; e negli anni successivi, T.S. Eliot sarebbe diventato una figura di notorietà mondiale, culminando con l'attribuzione nel 1948 del premio Nobel.
Cosa rende unico il suo Mercoledì delle ceneri? L'elevatezza dell'ispirazione. La risonanza dei versi. La tenerezza e lo splendore delle immagini veicolate in questa poesia, considerata uno dei suoi vertici. Eppure si tratta di una composizione tra le più sontuosamente oscure e allegoriche di tutta la sua produzione, non facile da leggere; quanto mai colta, ricchissima di rimandi e di richiami come tutta la poesia eliottiana è, per esempio qui alla poesia italiana del Duecento, con la Ballatetta di Cavalcanti ripresa nell' attacco (famoso almeno quanto il "crudele aprile" della Terra Desolata), "Perch'i non spero di tornar…" e con altri recuperi da Dante e in genere dal Dolce Stil Novo, alla cui coltivazione Ezra Pound l'aveva avviato da anni. Oltre a ciò continui sono i richiami al Vecchio Testamento (a Ezechiele, in particolare) e alla preghiera cattolica mariana (con l'Ave Maria e il Salve Regina), comprese le litanie lauretane, pur così lontane dalla chiesa anglicana cui Eliot aveva aderito. Ne nasce una meravigliosa sintesi di questi stilemi quanto mai vari che attraversano 2500 anni di religione e di cultura, in un poemetto grandioso, risonante, tenero e altissimo, soprattutto nella parte in cui la poesia si fa preghiera. Il Mercoledì delle ceneri è puro librarsi della creatura verso un'Alterità. E' puro farsi preghiera della parola. Ed eccone i versi più famosi: "Passano gli anni che furono nuovi, ravvivano/ con una splendente nuvola fatta di lacrime/ altri anni,/ ravvivano la rima antica con un verso nuovo. /Redimi il tempo. Redimi/ la visione non letta in un sogno più alto". Il mercoledì delle ceneri diventa il giorno del trasfigurarsi della vita terrena in sogno ultraterreno, "tempo della tensione tra la morte e la nascita"; propiziata dalla preghiera della Vergine, la quale viene così invocata in splendide litanie, laiche e religiose al contempo : "Signora dei silenzi/ Quieta e affranta/ Consunta e più integra/ Rosa della memoria/ Rosa dell'immemorevolezza/ Morente e feconda/ Stanca che dai riposo/ Rosa solitaria/ che ti fai giardino./ Fine dell'infinito …Insegnaci ad aver cura e a non curare/ insegnaci a starcene quieti/ anche tra queste rocce/ e 'n la Sua voluntade è nostra pace./ E anche. tra queste rocce/ sorella, madre/ non sopportare che io sia separato./ E a te giunga il mio grido".
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