«Mi specchio nella miseria ma non cedo alla paura»

29 Marzo 2020

L’artista pescarese racconta la sua vita in isolamento nei giorni del coronavirus «Rileggo Jean Baudrillard e consiglio di guardare “Blue” il film di Derek Jarman» 

Con pagine lacerate di libri di medicina, bicchieri di vetro - il “suo” enigmatico bicchiere da cantina - e quadri ovali erosi dalla tinea, una sorta di micosi della cute, Gino Sabatini Odoardi, poliedrico lucido esponente dell'arte concettuale, ha materializzato, due anni fa nella sua installazione al museo Chini di Borgo San Lorenzo (Firenze) “Senza titolo con tinea”, l'ossessione che da sempre accompagna il suo pensiero e la sua ricerca, la certezza di non trovare risposte alle sfide dell'esistenza. «Non mi sono mai illuso», racconta al Centro il 52enne artista pescarese, «sono consapevole che la sopravvivenza sia l'eccezione. Nelle dinamiche della natura questo virus che in pochi giorni ha cambiato tante cose, rappresenta uno sbadiglio. Mi guardo allo specchio e vedo la mia miseria. Ma non sono sopraffatto dalla paura».
Sabatini Odoardi, come sta vivendo questi giorni del virus ?
Con smarrimento consapevole. Non mi sono mai illuso, la specie ha le sue regole ed ignora ogni attitudine morale ed etica. Non c’è preghiera o religione che tenga, un virus non lo puoi rinchiudere allo zoo, livella orizzontalmente qualsiasi differenza sociale. Forse dobbiamo prendere coscienza che la sopravvivenza è l’eccezione, e la lotta per evitare l’estinzione la regola.
Anche il virus ha una sua natura estetica?
Come ha teorizzato Adorno, il compito dell'arte è di introdurre il caos nell'ordine. Così di questa malattia scienziati e virologi stanno studiando le dinamiche. Ma quanti artisti lavorano sul buio dell'incomprensibile?
Quali sono i suoi pensieri ?
Penso in grande: ho coscienza piena della mia miseria senza inganno. La verità va rintracciata nelle pieghe della banalità piuttosto che perdersi dietro i massimi sistemi. L'arte deve sperimentare l'indefinito se veramente vuole essere leale con se stessa..
Cosa non le piace del sistema dell'arte?
Finiamola con l’elogiare la banalità, la mediocrità ruffiana, retorica e illustrativa eleggendole a valore e a ideologia. C’è grande difficoltà a parlare di arte perché c’è grande difficoltà a vederla. Assistiamo a una flusso di immagini senza immaginario, il kitsch inconscio del consumatore. Roland Barthes sosteneva che in America il sesso era ovunque tranne che nel sesso. Oggi l’arte è ovunque, persino nell’arte: la patafisica del sottoscala.
Come è (già) cambiata la sua vita?
E’ cambiata poco per la verità, spesso passavo la giornata in assoluta immobilità, lo studio di un artista è il suo cervello. Continuo a far cadere l’attenzione su piccoli dettagli, un determinato punto della parete bianca, lo spigolo di una sedia, l’orlo di un bicchiere, un riflesso cromato, una particella di polvere. Cerco di organizzare in qualche modo lo sguardo intorno ad un vuoto. Per il resto leggo molto.
Sta lavorando “da casa”?
Certo, sono impegnato alla realizzazione del mio prossimo catalogo monografico in collaborazione con la galleria Gowen contemporary di Ginevra. Dovrebbe uscire entro l'anno.
Consigli di lettura, film da vedere?
Sto rileggendo “Il complotto dell’arte” di Jean Baudrillard, un testo capitale, attualissimo, aspro oggi come allora dove si rivendica la nullità, l'insignificanza, il nonsenso di molta arte contemporanea. E' un testo in sintonia con quello che penso. Un film che mi sento di consigliare in questo momento è “Blue” di Derek Jarman, un testamento che contempla un unico fotogramma, l’Ikb di Yves Klein, il blu profondo che prende forma nell'immaginazione dello spettatore. E' come la stanza in cui siamo confinati ora, nel film non c'è drammaturgia visiva, devi fantasticare con il tuo immaginario mentre lo schermo è sempre blu.
L'arte uscirà cambiata da questa crisi?
Sicuramente. L'arte deve tornare ad essere più leale con il mondo perché niente sarà più come prima. L'arte deve colmare quel fossato tra la realtà e la vita tralasciando la cronaca, non è nata per rassicurare, non può dare consigli. Deve sperimentare i luoghi bui dell'esistenza.
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