Mimose, basilico e altre storie Tre giorni tra fiori e dintorni

La quarantesima edizione di Florviva va in scena da domani fino a lunedì
PESCARA. «So anche», disse Candido, «che bisogna coltivare il proprio giardino». Il consiglio minimale che il protagonista del romanzo di Voltaire consegna a Pangloss (e ai lettori del classico dell’Illuminismo), al termine del suo girovagare per il mondo, potrebbe essere il viatico per chiunque, da domani mattina alle 10 fino a lunedì, varcherà le porte d’ingresso del padiglione della Camera di commercio di Pescara, nel porto turistico, per visitare la Mostra del fiore Florviva che, quest’anno, celebra la sua quarantesima edizione. La mostra, organizzata dall’ente camerale pescarese (si potrà visitare dalle 10 alle 20) accoglie aziende e florovivaisti provenienti da 17 regioni italiane e 214 espositori (di cui il 75% abruzzesi), con 32 ditte in più rispetto al 2015. Per l’occasione, il Comune ha attrezzato come area di parcheggio quella dell'ex Cofa. L’anno scorso l’esposizione ha totalizzato 60mila visitatori, ma per questa edizione gli organizzatori puntano a quota 100mila.
Il calendario degli appuntamenti è ricco, fra competizioni, due delle quali si terranno oggi in anteprima, e l’ultima, il campionato internazionale di arte floreale, domani mattina, con premiazione alle ore 18. Poi ci sono i minicorsi di arte floreale per adulti e bambini, fra domani e domenica; i seminari sulla flora abruzzese e sulle piante spontanee; e, infine, il recital “Petali e poesia”, dei Teatranti d’Abruzzo, con i sonetti di Shakespeare, in programma da domani fino a lunedì.
E poi ci sono le storie, quelle delle persone che si dedicano per professione o per passione all’arte della coltivazione dei fiori e delle piante. Come, per esempio, Antonino Nicolini. È stata la disponibilità d'acqua a segnare il destino dell'orto domestico della famiglia Nicolini: grazie alla presenza di un canale di irrigazione vicino alla loro abitazione, a metà Ottocento, si coltivavano i cosiddetti pomodori dell'acqua, meno appariscenti, più mollicci al tatto, ma di grande sapore. I “pomodori della secca”, quelli che non avevano bisogno di copiosa irrigazione, però si vendevano meglio, grazie alla bella forma tonda e alla consistenza, ma i Nicolini non si convertirono mai a questo tipo di coltivazione, mantenendo per cinque generazioni il proprio “pomodoro domestico. La riscoperta della biodiversità, da una ventina di anni a questa parte, ha dato nuova linfa ai prodotti della tradizione, e così Antonino Nicolini, che con il fratello Enzo ha raccolto il testimone di un'azienda agricola che prospera con diversi prodotti.
Anche quella di Moreno Pinto è una storia di passione e studio. Non è semplice coltivare piante a ridosso della Maiella, tra colline brulle e campi coltivati. Eppure il sogno di un nonno testardo è diventato la passione di un nipote. Moreno Pinto fin da piccolo seguiva il nonno materno Francesco De Laurentiis, allevatore, che aveva piantato un frutteto a Cipollaro di Casoli: troppo difficile far rendere gli alberi da frutto nelle condizioni climatiche di casa, così il nipote si mette in testa di studiare per bene il terreno e poi anche il mercato delle coltivazioni. Prima l'istituto agrario, poi i corsi di marketing, la specializzazione in management e infine la decisione: il terreno attorno a casa è adatto per le conifere e per le piante ornamentali. Così la quantità lascia il posto alla qualità, sia delle produzioni, sia dei servizi, con un sito di e-commerce .
«Sono letteralmente nata sotto un cavolo e cresciuta anche troppo nell'orto dei miei», racconta Donatella Mancini, che fin da piccola amava giocare nel piccolo orto dei nonni. Al termine delle scuole superiori, il richiamo della terra natia si fa troppo forte e Donatella decide di accantonare il sogno di laurearsi in Agraria per dedicarsi al suo orto: studia ogni minimo dettaglio, decide di abbandonare i trattamenti chimici che hanno rovinato più di un campo, sceglie di sviluppare un'agricoltura completamente biologica ed attenta alla biodiversità, mettendo al bando Ogm e sementi industriali. «Con la crisi», spiega lei, «vanno molto di moda gli orti sul balcone e preferibilmente mi chiedono pomodori datterini, prezzemolo e basilico».
Silvano Di Primio, infine, ha una passione per le piante grasse. Le colleziona e ha messo insieme centinaia di specie, provenienti da ogni parte del mondo. «Quello che più mi fa impazzire delle piante grasse», racconta, «è il meccanismo meraviglioso, scientifico, con cui esse pianificano fioritura e riproduzione: abituate a zone impervie e a climi difficili, sembrano sapere quando e come catturare l'interesse degli insetti che ne favoriscono l'impollinazione che è limitata nel tempo e nello spazio».
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